Background Image
Previous Page  9 / 10 Next Page
Information
Show Menu
Previous Page 9 / 10 Next Page
Page Background

9

FONTE ANSA – 28 LUGLIO 2021

I ROBOT DEL FUTURO

SARANNO AUTONOMI

Sviluppare robot intelligenti che siano realmente auto-

nomi e al servizio delle persone: è questa la sfida sto-

rica ma non ancora vinta che si trova ad affrontare og-

gi la bionica, la scienza di frontiera che studia i robot

ispirati al mondo vivente. A raccontarne gli sviluppi e

le prospettive future sono i più grandi esperti italiani e

internazionali riuniti online per il workshop 'Bionics To-

day', organizzato dall'Istituto di Biorobotica della Scuo-

la Sant'Anna di Pisa in occasione dei 70 anni del suo

docente Paolo Dario, tra i pionieri del settore. Fu pro-

prio Dario, insieme a Giulio Sandini (dell'Istituto Italia-

no di Tecnologia) e Patrick Aebischer (del Politecnico

di Losanna) a organizzare nel 1989 uno dei primi con-

vegni dedicati alla biorobotica, che allora cominciava a

muovere i primi passi. «Eravamo dei pionieri», ricorda

Dario. «

Molti di noi iniziarono a progettare robot non

pensando ad applicazioni concrete, ma come stru-

menti per indagare processi fondamentali come la vi-

sione e il movimento

». L'ispirazione è spesso arrivata

dal mondo della fantascienza, ammette l'esperto. «

Pre-

vedere il futuro non è facile, ma l'innovazione può tra-

sformare i sogni in realtà: questa è la più grande lezio-

ne di questi trent'anni che cerco di trasmettere ai gio-

vani. Incoraggio sempre gli studenti a sognare anche

ciò che oggi può sembrare impossibile

». Questo è sta-

to lo spirito che ha sempre guidato la ricerca nel set-

tore, anche se non tutte le promesse della bionica so-

no state mantenute. «

Non siamo ancora riusciti a svi-

luppare sistemi robotici autonomi per i cittadini: l'u-

nico robot prodotto su larga scala finora è stato l'a-

spirapolvere Roomba - osserva Sandini. - Però ab-

biamo imparato molto e in un certo senso abbiamo

cambiato visione su come sviluppare un sistema in-

telligente

». Il tema centrale per il prossimo decen-

nio sarà proprio capire come il mondo naturale pos-

sa ispirare i futuri robot cognitivi capaci di interagire

con gli umani: secondo Pietro Morasso dell'Istituto Ita-

liano di Tecnologia, «

non sarà possibile una semplice

imitazione della neurobiologia

».

ruota al centro della nostra galassia, si percepirebbe

un leggero aumento della temperatura, ma non sa-

rebbe un aumento drammatico, sarebbe talmente

veloce da non avere il tempo di subire l’effetto del-

le forze molto forti, si passerebbe rapidamente ol-

tre».

Passare attraverso una singolarità debole po-

trebbe essere come far passare rapidamente un di-

to attraverso la fiamma di una candela che brucia a

1000 gradi Celsius: tenendo il dito nella fiamma ab-

bastanza a lungo, ci si brucia, ma passando veloce-

mente il dito sopra la fiamma se avverte a malapena

qualcosa, una lieve e momentanea variazione della

temperatura.

Allo stesso modo, passando attraverso una singola-

rità debole con la giusta velocità e la giusta quantità

di moto e al momento giusto, potrebbe essere pos-

sibile non risentirne affatto.

Per quanto riguarda ciò che accade una volta pas-

sati oltre il buco nero, nessuno lo sa, ma Burko ha le

sue idee. Dice che una possibilità è che potremmo

ritrovarci in qualche parte remota della nostra ga-

lassia, potenzialmente lontani anni luce da qualsiasi

pianeta o stella, ma una seconda possibilità, forse

più intrigante, è che potremmo ritrovarci in una ga-

lassia del tutto diversa. Queste, oggi come oggi, so-

no solo speculazioni e saranno necessari ancora mol-

ti anni, forse secoli, di ricerche e studi prima che sia

possibile avvicinarci con successo ad un buco nero.

Inoltre, considerata la distanza che ci separa da Sa-

gittarius A *, il buco nero rotante supermassiccio al

centro della nostra galassia, il più vicino che cono-

sciamo con queste caratteristiche, per poterlo rag-

giungere dovremo avere già sviluppato sistemi di

propulsione tipo la “velocità curvatura” di Star

Trek e, quindi, probabilmente non avremo bisogno

di attraversare un buco nero per provare ad arrivare

all’altro capo della galassia…