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SUONO settembre 2021

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L’IMPORTATORE STORICO DI LINN E NAIM

RACCONTA I PRIMI VAGITI DELL’HI-END IN ITALIA

intere, era un’esperienza meravigliosa sfogliare le copertine dei

dischi e parlare con venditori appassionati che davano suggeri-

menti facendomi ascoltare le cose più interessanti. È da Biraghi

che ho mosso i primi passi in questo mondo. Qui lavoravano

giovani commessi competenti ed entusiasti ed erano i miei idoli.

Io, ancora ragazzino, li osservavo con ammirazione pensando che

avrei voluto essere come loro e sognavo moto sportive, musica

e alta fedeltà.

Nel 1978 mi trasferii a Pisa per seguire il lavoro di mio padre,

avevo appena terminato il liceo e avevo deciso di iscrivermi a

medicina ma la mia collaborazione con Biraghi continuò grazie

al bel rapporto che si era creato negli anni. Perciò arrotondavo le

mie entrate lavorando come avevo sempre fatto sin da ragazzino,

vendendo Hi-Fi ad amici e parenti. Il negozio mi forniva i prodotti

e molti apparecchi che non si trovavano in Italia li compravo

direttamente nel Regno Unito. Grazie al lavoro di mio padre,

infatti, avevo conosciuto a Londra i più famosi negozi di Hi-Fi

tra i quali AT Labs, Studio 99, Grahams hi fi e KJ Leisure Sound

(in apertura una foto d’epoca del negozio), ed è proprio in questi

negozi specializzati che avevo avuto modo di ascoltare prodotti

ancora inesistenti sul mercato italiano. Mentre i negozi in Italia

avevano bellissime vetrine di apparecchi esposti ordinatamente

e collegati tra loro da sofisticate centraline di commutazione che

permettevano il confronto diretto dei vari prodotti, a Londra

alcuni dei negozi che mi avevano incuriosito avevano solo pochi

prodotti in vendita selezionati con cura estrema e avevano delle

stupende sale d’ascolto, simili ad un soggiorno di una casa, dove

gli impianti suonavano spesso in modo entusiasmante. È nato lì

il mio amore per Linn e Naim.

Ricordo ancora la prima volta che ho avuto modo di ascoltare il

mitico TRI AMP: giradischi Linn Sondek LP12 con braccio Ittok

e testina Asak, preamplificatore Naim Nac 12S e crossover attivo

Naxo 3 alimentati da uno Snaps e tre amplificatori Nap 250 che

pilotavano una coppia di Linn Isobarik. Appena il disco iniziò a

girare sul piatto rimasi senza parole, poiché era un suono che non

pensavo esistesse se non nei miei sogni. Riuscivo a distinguere

distintamente ogni strumento e ciò che suonavano i musicisti, il

suono era talmente reale e fisico che sembrava di assistere a un

concerto dal vivo. Era il suono che sognavo di ascoltare a casa

mia. All’epoca strimpellavo malamente il basso elettrico e ascol-

tando i bassisti sul mio impianto facevo fatica a distinguere la

linea melodica del basso. Attraverso il TRI AMP tutto diventava

chiaro ed era così facile seguire la linea melodica di ogni musi-

cista. Pensai che il merito fosse delle casse acustiche e cominciai

a fare un sacco di domande al negoziante del tipo: risposta in

frequenza, efficienza, prezzo, eccetera. Con mio sommo stupore

il negoziante disse che il merito non era dei diffusori ma del

giradischi. Ma come? Pensavo che il giradischi dovesse solo far

girare il disco, al massimo la testina poteva avere una qualche

importanza ma è dalle casse che proviene il suono. Era l’epoca

dei giradischi a trazione diretta che con la loro estetica moderna

e lo stroboscopio ed infiniti controlli mi facevano sembrare il

Sondek una cosa un po’ vintage. Il negoziante, munito di tanta

pazienza, cominciò a spiegarmi che non erano le casse la ragione

di quel suono ma la sorgente, cioè il giradischi. All’epoca sentirsi

dire una cosa del genere era abbastanza scioccante ma vi era una

logica ben precisa: se il giradischi non estrae tutte le informazioni

contenute nel disco nessun amplificatore né tantomeno un diffu-

sore possono ricreare le informazioni mancanti. Oggi tutto ciò è

comunemente accettato, nell’era dello streaming un file a bassa

risoluzione non suonerà mai con la stessa qualità di un file HD.

Assimilata la lezione tornai a casa e, dopo aver acquistato il mio

primo Linn Sondek, cominciai a venderne qualcuno ai miei amici.

Il mio impianto era cambiato ed ora cominciavo a capire cosa

mi volesse dire quel negoziante e fu proprio lui che mi suggerì

di mettermi in contatto direttamente con Linn e Naim per poter

comprare direttamente. Mi diede i contatti di Charlie Brennan,

allora direttore vendite di Linn e di Paul Stephenson che ricopri-

va il medesimo incarico alla Naim. Era il 1981 e visto che di lì a

poco si sarebbe svolto a Parigi “le Festival du Son” ed entrambe

le aziende sarebbero state presenti attraverso il loro distributore

francese, venni invitato ad incontrarmi con loro a Parigi. Così,

durante il viaggio in treno, pensavo di trascorrere una giornata

a Parigi, incontrare Charlie e Paul e rientrare la sera successiva

ma non andò proprio così.

Tra Linn e Naim si era costituita una partnership consolidata e tra

i due marchi vi era una incredibile sinergia: Linn si occupava della

Realizzazione del piatto ottenuto da una fusione per gravità in stampo caldo in Linn.

A reggerne uno il patron dell’azienda IvorTiefembrun in persona, allora giovanissimo.