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SUONO settembre 2021

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È stato distrutto ed è accaduto 20 anni fa, al loro ingresso da vin-

citori in Agganistan, i talebani fecero saltare i giganteschi Budda

nella valle del Bamyan inferendo colpi mortali alla cultura di quel

Paese e un monito a tutti i Paesi del mondo che da quel giorno,

osservando le enormi nicchie vuote che ospitavano i Budda, nel

dolore dell’assenza possono concretamente valutare il peso della

storia e della cultura, l’irrecuperabile vuoto di tutto quello che,

riferito alla storia e alla cultura, si lascia cadere nell’oblio… Oggi

i talebani ci riprovano e tra le priorità (non nella classifica, che

sarebbe una classifica degli orrori nemmeno stilabile) del loro

governare in quel Paese, lontano solo geograficamente ma non

nei sentimenti che si provano nel parlarne, c’è quella di distrug-

gere strumenti musicali e far tacere artisti di ogni tipo e fama. E

non basta il fatto che evidentemente ai talebani l’arte non è mai

piaciuta, a giustificare l’olocausto culturale afgano, dove metà

del patrimonio venne “sacrificato” venti anni fa e il resto lo sarà

in questi giorni.

Quel vuoto (dei Budda, di libri, fotografie, quadri, statue, musi-

ca…) è molto presente, molto concreto, nel ricordarci chi siamo,

come siamo e come siamo diventati; ci ricorda che la cultura e

la musica forse non si mangiano (copyright vero o presunto:

Giulio Tremonti) ma sfamano e dissetano, riempiono il cuore

se non lo stomaco, e sono parte integrante della nostra vita (o

dovrebbe esserlo)...

Però, però, assaporia-

mocela ancora per un

po’ questa sensazio-

ne, visto che cinque

è il refrain di questa

irraggiungibile vetta

appena conquistata,

godiamocela anche,

per cinque volte anco-

ra... In un arco tem-

porale di cui il calcolo

è presto fatto: ne ab-

biamo cominciato a

parlare nel numero di

luglio, i cinque mesi

successivi ci portano

a Novembre… Fino ad

allora, in un modo o

nell’altro, ricorderemo

le nostre nozze d’oro

con l’Hi-Fi e lo potrete fare anche voi, con le varie iniziative e

possibilità messe in atto nell’occasione! Oltre ai festeggiamenti

che hanno portato vicino anche persone che avevamo perso

lungo il viaggio (vedi SUONO 555), i più attenti e tutti coloro che

hanno dovuto trascorrere agosto senza tanti grilli per la testa

hanno potuto usufruire dell’iniziativa, completamente gratuita,

che ha aperto le porte del nostro archivio (per i ritardatari:

la finestra è ancora aperta!). Io stesso, scorrendo le pagine

dei numeri passati, sono rimasto sbalordito dalla ricchezza di

temi e contenuti contenuti nell’archivio e nel passato, lontano

e più recente, di SUONO. Il peso della storia in questo caso è

tutto fuorché un vuoto modo di dire! Credo che questa ricchezza

debba essere condivisa e in tempi in cui i giornali di carta se la

passano maluccio, il modo migliore è farlo in rete, intensificando

quell’interscambio tra carta e internet che crediamo sia la giusta

cifra (senza sacrificare né l’uno né l’altro) della comunicazione

odierna. Lo faremo…

Ma quei contenuti sono anche lo sprone a continuare, a miglio-

rare, a rendere meno criptica la nostra comunicazione, perché

se una nuvola ha attraversato lo splendore di questo nostro

anniversario è proprio la consapevolezza (sempre sfogliando le

pagine dell’archivio) di non essere stati sempre chiari. Le “cose”

comunque sono lì, nero su bianco, e possono essere carpite. Fa-

remo del nostro meglio anche se, con un omaggio ad un comico

di qualche tempo fa (Pier Francesco Loche), “non garantisco

verità” ma punti fermi sì!

N.

XXX

Editoriale

di Paolo Corciulo

Quel che

non c’è più

Quel che

rimarrà

Quello che vedete nella foto non c’è più

e non da adesso.

50 forever? Beh, magari non esageriamo…