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nadinamicabennotadellageopoliticaèche ivuotinonre-

stanotalialungo,perchébenprestoqualcunoprovvede-

rà a colmarli. In Afghanistan si sta creando un vuoto geopolitico:

con il ritiro dei contingenti della NATO e degli Stati Uniti svanisce

anche l’influenza diWashington su quel Paese, e altri attori si pre-

paranoadapprofittarne.Ilperiododivuotopotrebbeprotrarsiper

moltimesi,forsequalcheanno,sfociando inunaguerracivilevera

e propria, con i Talebani determinati a riconquistare il potere su

tutto il territorio e i vari “signori della guerra” delle provincie del

Nord intenti a proteggere i loro feudi e a “puntellare” il governo

centraleaffinchéaKabulrestiungovernoamicocheconsentaloro

di far affluire aiuti economici e militari da parte dell’Occidente.

Ismail Khan, il “signore” di Herat, un veteranomujaheddin di etnia

tagikalacuimiliziahaaiutatoleforzestatunitensiarovesciare ita-

lebani nel 2001, ha già promesso battaglia e, con l’approvazione

delpresidenteAshrafGhani,hachiamatoaraccoltaglialtrileader

locali nella speranza di costituire qualcosa di simile a quella che fu

l’Alleanza del Nord per combattere i Talebani al fianco delle forze

governative.Ma

itagliagole islamistioccupanogiàunarcoditerri-

torio che si estende dal confine iraniano alla frontiera con la Cina,

dominanoquasi interamente ilsuddelPaeseecontrollano iprinci-

palivalichicon Iran,TagikistaneTurkmenistan.Tuttavia,questasi-

tuazione di forte instabilità non potrà durare per sempre, e la cor-

saacolmare ilvuotolasciatodagliamericaniègià iniziata.

Gli attori che tradizionalmente influenzano le dinamiche afghane,

RussiaePakistan,sistannomuovendocongrandecautelanell’at-

tesa di capire se il movimento islamista sia effettivamente desti-

natoatrionfareinbrevetempo,comemoltisostengono,osesiva-

daversounaframmentazionedifattodelPaese.OvviamenteMo-

scanonguardadibuonocchioaiTalebani,vistoche inpassatohan-

noappoggiato imovimentiseparatisi inCecenia,maconloroman-

tiene aperto un canale di dialogo, tant’è che l’8 luglio una delega-

zionetalebanaèstataricevutadalministerodegliEsterirussoper

colloquisullasituazionealconfinetagiko.Nelfrattempo,laRussia

approfitta della situazione per rafforzare la propria influenza sul

Tagikistan e rilanciare il ruolo dell’Organizzazione del Trattato per

la Sicurezza Collettiva (l’alleanzamilitare della quale fanno parte,

oltreaRussiaeTagikistan,ancheBielorussia,Kazakistan,Armenia

e Kirghizistan), le cui forze potrebbero essere presto schierate al

confinetagiko-afghano.

Islamabad, ben consapevole dell’importanza strategica dell’Af-

ghanistan per il Pakistan, mantiene la sua solita politica ambigua,

con l’obiettivo di garantirsi una posizione di relativa influenza a

prescinderedachi imporrà ilpropriopoterenelpaeseconfinante.

Per Teheran, il ritiro degli Stati Uniti dall’Afghanistan è una buona

notizia perché rappresenta un’opportunità per ampliare il proprio

respirogeopoliticoversoorienteeperchériducelacapacitàdiWa-

shingtondiesercitarepressionesull’Iran.Delresto, incasodicon-

flittogliStatiUnitinonpotrannocontaresullebasiafghaneperat-

taccarelaRepubblicaIslamicadaest.Teheranhasempreavutoun

rapporto conflittuale con i Talebani, che hanno goduto del soste-

gno saudita e hanno duramente perseguitato la minoranza sciita

deglihazara(laqualehafortilegamisocio-culturaliconl’Iran),ma

negliultimiannisièregistratounasortadiavvicinamentotatticoin

funzioneanti-americanaese(edèungrande“se”)ilgruppoislami-

stamanterràlapromessadinonvessarepiùglihazara,potrebbe-

ro aprirsi degli spazi di collaborazione, sebbene a oggi le relazioni

rimangano tese e rese difficoltose da una reciproca diffidenza.

L’Iran,comunque,favorisce ildialogo intra-afghanoesostienean-

che Kabul, puntando a garantirsi spazi di manovra con qualunque

assettoverràaconsolidarsinelPaese.

In ogni caso, nessuno degli attori esterni sopracitati sembra in

gradodiesprimeredasoloun’influenzataleda indirizzareconcre-

tamente il Paese verso una stabilizzazione, e ciò lascia il campo

aperto un altro “giocatore” che potrebbe assumere un ruolo di

granderilievo:laCina.

PerPechino,l’Afghanistanpuòessereunpreziosocorridoioverso

l’Occidente, un’area di grande interesse per la realizzazione del

progettodellaBelt andRoad Initiative (BRI, nota anche comeNuo-

vaViadellaSeta);marappresentaancheunpotenziale incubatore

di minacce per la sicurezza, soprattutto per quanto riguarda la

stabilitàdellairrequietaprovinciadelloXinjiang,doveilgovernoci-

neseportaavantidadecenniunasistematicarepressionedegliau-

toctoniuiguriedeglialtrigruppietnicimusulmanilocali.

GliinteressidellaCinainAfghanistan,conilqualecondivideuncon-

fine di 76 km, sono dunque rilevanti, e nessun’altro Stato asiatico

ha una potenza economica, politica emilitare sufficiente a eserci-

tareun’influenzasututto ilterritoriodell’AsiaCentraleea inserire

l’Afghanistan inun“sistema”regionale.

L’Asia Centrale, sebbene tradizionalmente sia un’area d’influenza

russa,èsemprestataterrenofertileperl’attivitàeconomicacine-

se.OggiMoscadeveorientare iproprisforzisoprattuttoversooc-

cidente per contenere le pressioni provenienti dalla NATO e dai

paesi europei, dunque il vuoto che si è venuto a creare in Afghani-

stan può rappresentare un’ottima opportunità per la Cina. Negli

ultimi decenni, Pechino ha rafforzatomolto il proprio ascendente

sulPakistanehastrettoottimirapporticonl’Iran,pertantosareb-

be ben posizionata se decidesse di proiettare saldamente la pro-

pria influenza sull’Afghanistan. Inoltre, la politica della non inge-

renza negli affari interni degli Stati le consentirà di dialogare con

chiunque prenda il potere nel Paese, senza curarsi del tipo di regi-

mechesarà instaurato.L’unicacosachelaCinanonsembra inten-

zionataatollerareè ilproliferaredeigruppiterroristici,eproprio il

contrasto del terrorismo, che è un obiettivo condiviso con la Rus-

sia e con i paesi confinanti con l’Afghanistan, potrebbe rappresen-

tare una buona base di partenza per avviare una cooperazione re-

gionale. Del resto, la sicurezza è fondamentale per consentire la

costruzione e l’efficiente funzionamento di quelle infrastrutture

che Pechino prevede di realizzare nell’ambito del progetto della

BRI. In quest’ambito la Shanghai Cooperation Organization (SCO)

potrebbeassumereunruolo importante.Taleorganizzazione,che

riunisceCina, Russia, Kazakhstan, Kirghizistan, Tagikistan, Uzbeki-

stan, Pakistan e India, ha come principale scopo la cooperazione

per il contrasto al terrorismo e al separatismo, e opera per lo più

su iniziativacinese.

Probabilmente Pechino adotterà un approccio su due livelli, pro-

ponendo e sostenendo un’iniziativa di cooperazione antiterrori-

smo incentratasullaSCOe,contemporaneamente,agendo inmo-

do indipendentecongliafghaniperavviareun’iniziativadipenetra-

zione economica comprendente la realizzazione di grandi infra-

strutture.

Ovviamente, affinché possa diventare una componente impor-

tante della BRI, sarà necessario che l’Afghanistan raggiunga un

certo livello di stabilità. Se i Talebani dovessero riprendere salda-

mente ilpotere intempirelativamenterapidieriuscirea“pacifica-

re” il Paese con i lorometodi brutali, Pechino non avrebbe proble-

mi ad accettarli come legittimo interlocutore e ad avviare il pro-

prio progetto una volta ottenute certe garanzie. Se, invece, si do-

vesseconsolidareunasituazionediconflittualitàendemica,oper-

sinodiguerracivile,laCinasitroverebbeadoversceglierese inve-

stire importanti risorse per sostenere il governo legittimo, spe-

rando che riesca a ribaltare rapidamente la situazione e sconfig-

gere definitivamente i Talebani, oppure mantenere una posizione

attendista, con il rischio che la perdurante instabilità produca ri-

percussionisullasicurezzadelloXinjang.

Inognicaso,d’ora inpoilaCinadovràdaremoltapiùattenzioneal-

lo scenario afghano, e ciò potrebbe distoglierla da altri teatri geo-

politicicritici incuicompetecongliStatiUniti,mentreWashington,

al contrario, avrà maggiori risorse da dedicare al contenimento

dellepolitichedipotenzacinesi.Pertanto,perlaCinaquelvuotoda

colmare in Afghanistan rappresenta una grande opportunità per

imporsi come principale potenza dell’AsiaCentrale,ma comporta

anche il rischio di vedere ridurre la propria influenza proprio nel

teatroperessapiùstrategico: ilPacifico.

U

Chi colmerà il vuoto afghano?

Riccardo Ferretti