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l marlin blu, il grande ro-

strato che vive nelle im-

mensità oceaniche e che, in

determinate regioni, richia-

ma grandi concentrazioni di pescatori

da tutto il mondo, ha nel mar Tirreno e

in particolare quello che bagna le coste

della Sardegna nord-orientale, un equi-

valente altrettanto seducente: l’aguglia

imperiale (Tetrapturus belone). Di co-

mune oltre al rostro e vagamente i colo-

ri, non hanno altro, certamente non le

dimensioni. Il primo infatti, quello che

Hemingway racconta nel celeberrimo

“Il vecchio e il mare”, è una bestia di

oltre 5 metri che può raggiungere anche

i 900 chili. Il nostrano, appunto “Medi-

terranean spearfish”, perché di specie

endemica si tratta, raggiunge al massi-

I

mo i 2,5 metri e in quanto al peso, es-

sendo slanciato e “magro”, non supera i

30 chili. È una delle 5 specie di aguglia

imperiale, presente però solo nel Medi-

terraneo. Pur nella scarsità di riscontri

scientifici (lacunosa la scheda pubbli-

cata qualche anno fa da Iucn), grazie al

tag che abbiamo impiantato su un’agu-

glia imperiale, abbiamo scoperto che il

pesce viaggia, in media, a 2,5 nodi e

percorre 70 miglia al giorno. Inoltre,

molto spesso, una volta al giorno o ogni

due giorni, l’aguglia si inabissa su bati-

metriche di 1000 metri per dormire (si

ipotizza…). S’immerge in quelle pro-

fondità con velocità costante e lenta. Se-

condo alcuni biologi si tuffa a bocca

aperta per favorire il ricambio d’acqua

nelle branchie (ossigenazione) e ripo-

sare, dormire. Grazie alle informazioni

dei nostri monitoraggi si è scoperto che

l’aguglia imperiale trascorre la maggior

parte del tempo tra 0 e 50 metri, ma so-

prattutto tra 0 e 5, circa l’85% del

tempo. Questo significa che è un pesce

di superficie. Ha colori stupendi, un ro-

stro corto, pieno di piccoli denti come

se fosse il palato di una ricciola o di una

cernia, ma sono esterni. In quanto ro-

strato attacca le prede colpendole con

l’estremità rigida e una volta tramortite

le ingoia con facilità. Questo aspetto, ri-

tornando al discorso pesca, ci sarà molto

utile. A detta dei pescatori più vecchi, è

una specie da sempre esistita. Io, il pri-

mo, l’ho pescato quando avevo 14 anni,

circa 30 anni fa. La concentrazione di

questo pesce in Sardegna e soprattutto

da noi al nord è eccezionale, probabil-

mente dovuta ai profondi canyon i cui

costoni risalgono da 500 a 100 metri,

favorendo le correnti ascensionali che

portano la mangianza in superficie. A

me è capitato di catturarle in Grecia,

Francia, Turchia, in quasi in tutti i

mari del mediterraneo. Mai, comun-

Ph: Nanni Ono

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In apertura: la spettacolare immagine di Nanni Ono alla

fine di un combattimentto. L’aguglia sarà rilasciata con

il primo tag satellitare impiantato a Porto Rotondo. Mar-

co Turchi cala un’esca con una collana di aeroplanini.