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D

alla metà degli anni Ses-

santa del secolo scorso

ho avuto l’opportunità

di assistere varie volte alla per-

formance del Requiem Tedesco

di Brahms: alla Sagra Musicale

Umbra come al Festival di Pa-

squa a Salisburgo, all’Auditorio

del Foro Italico come al Mag-

gio Musicale Fiorentino, princi-

palmente alle stagioni di Santa

Cecilia, dall’Auditorio Conci-

liazione a quello del Parco del-

la Musica, con la partecipazione

dei più celebri maestri del podio.

Il 14 marzo ho ascoltato Brahms

eseguito a Santa Cecilia sotto la

guida di Manfred Honeck, con il

quale due giorni dopo ho avuto

un colloquio diretto.

Maestro Honeck nella famiglia c’è

qualche antenato distintosi in par-

ticolare nella musica?

”In famiglia c’è sempre

stata una marcata tradi-

zione di canto popola-

re, nella pratica corale

non solo legata ai riti

della religione catto-

lica. Sono nato a Nen-

zing, una famiglia pa-

triarcale, ho otto fratelli

e sorelle. A mia volta,

quando non sono in

giro per il mondo a far

musica, vivo ad Altach,

nel Voralberg, Austria

Occidentale, e ho sei fi-

gli. Il mio fratello Rai-

ner, più giovane di due

anni, suona nei Wiener

Philharmoniker. In casa

si è sempre respirata

musica ...”

L’avvio della carriera

musicale, dopo gli studi,

a Vienna?

“Da ragazzo ho studia-

to il violino, frequentando i corsi

della Wiener Akademie, poi mi

sono diplomato anche in viola.

Per otto anni ho fatto parte dei

Wiener Philharmoniker come vio-

lista, avendo quindi la possibilità

di conoscere i più celebri direttori

d’orchestra e le loro interpreta-

zioni. Ho cominciato questa car-

riera come assistente di Claudio

Abbado all’Orchestra giovanile

viennese e poi all’Opera e alla Fi-

larmonica.

Poi

sono

stato

scritturato

dall’Opera di Zurigo come Primo

Kapellmeister, per passare in se-

guito a Lipsia come uno dei Diret-

tori principali della MDR (Mittel-

Deutsch-Rundfunk) Sinfonica”.

Leggo sulla brochure, inviatami

da PR2 Classic di Colonia, l’incal-

zare delle tappe di una prestigiosa

carriera internazionale: Direttore

musicale all’Opera di Oslo, quindi

della Filarmonica di Oslo, dell’Or-

chestra della Radio di Stoccolma,

Direttore ospite della Filarmonica

Ceca di Praga eccetera. Tantissi-

mi impegni nella programmazione

d’ambito sinfonico. E d’opera?

“Dal 2007 al 2011 sono stato Ge-

neralmusikdirektor dell’Opera di

Stato di Stoccarda ove, tra l’altro,

ho diretto titoli come Les Troyens,

Idomeneo, Aida, Dialogues des

carmélites, Il cavaliere della rosa,

Il pipistrello, Lohengrin, Parsifal.

Senza confronti però predomina

la musica sinfonica”.

Nel maggio 2006 un programma

al debutto sul podio dell’Orchestra

Sinfonica di Pittsburgh ha dato

l’avvio ad un amore a prima vista,

vero?

“Davvero, sì! E tenga presente

che l’Orchestra di Pittsburgh ha

alle spalle tante esperienze musi-

cali con importanti direttori, di cui

mi limito a ricordare solo i nomi,

Frederic Archer, Victor Herbert,

Emil Paur, Elias Breeskin, Anto-

nio Modarelli, Otto Klemperer,

Fritz Reiner, William Steinberg,

André Previn, Lorin Maazel, Ma-

riss Jansons, Andrew Davis. Una

storia di grande musica per 117

anni”.

Leggo anche che l’Orchestra Sin-

fonica di Pittsburgh ha fatto oltre

35 tournées internazionali e che

con lei, dal 2007 direttore stabile

sino alla stagione 2019-2020, con-

tinuerà, vero?

“Nel gennaio 2004 la Pittsburgh è

stata la prima orchestra statunitense

ad esibirsi in Vaticano alla presenza

di Papa Giovanni Paolo II.

Intensificheremo anche le registra-

zioni”.

MANFRED HONECK

ILFAR MUSICACON BRAHMS E CON MAHLER

Johannes-Brahms

Soffermiamoci ora sul “Requiem

Tedesco” di Brahms. Ho osservato

con una certa sorpresa, all’ascolto

della performance da lei condotta,

che nell’esecuzione musicale si è

avvertito il soffio di aria fresca, nel-

la trama stessa di questo oratorio:

un’impressione a ragion veduta?

Quanto autentica?

“L’aspetto principale nell’interpre-

tazione della musica sta nel testo

del Requiem Tedesco di Brahms.

Cos’è il senso della parola “Tede-

sco”? Brahms dalla scelta dei ver-

setti espunti dalla Bibbia “tedesca”,

nella versione di Martin Lutero, ha

fatto discendere tutta una determi-

nata prospettiva artistica e un fonda-

mento spirituale del tutto autonomo,

innovativo. A differenza dal requiem

“latino”, del requiem del rito cattoli-

co, che è una preghiera per la pace

dei defunti, oppressi dal terrore del

giudizio universale, il “Requiem” di

Brahms è intessuto di una tematica

consolatrice, orientata a conciliare

i vivi con l’idea della sofferenza e

della morte. Ed è per questa ragione

che ogni episodio, per cupo e soffer-

to che possa apparire all’inizio, si

conclude in una atmosfera di fidu-

ciosa serenità”.

Ho notato che l’organico orche-

strale l’altra sera a Santa Cecilia è

quello consueto, prescritto dall’au-

tore. Perché in sala si percepiva un

insieme sonoro più “aereo”, quasi

più sottile. È vero? Perché e come

?

“Impiegare un organico orchestra-

le più folto da quello prescritto da

Brahms non è affatto essenziale per

trasmettere a chi ascolta il senso vo-

luto da Brahms.

Il musicista quando ha scritto que-

sta partitura intendeva sottolineare il

senso della parola “Trost” (consola-

zione). Dal Vangelo di Matteo “Be-

ati coloro che sono afflitti / perché

saranno consolati”.

Nel gioco strumentale, nell’esecu-

zione della sezione degli archi c’è

anche il senso della leggerezza:

nell’attacco, nel suono globale. Que-

sta è la ragione”.

Perché il solista ha cantato, nel

quinto episodio, stando dietro

all’orchestra? Un caso o no?

“Come è noto, Brahms aveva co-

minciato a comporre questa partitura

dopo il primo Concerto per pianofor-

te e orchestra. Allora Schumann era

scomparso da poco tempo, nel 1856.

Nove anni più tardi, nel febbraio

del 1865, morì la madre di Brahms,

da lui amatissima. Fu quest’ultimo,

luttuoso avvenimento ad indurre

il compositore ad inserire nel Re-

quiem Tedesco, di cui già si cono-

scevano sei movimenti (nell’aprile

1868 nel Duomo di Brema sotto la

guida dell’autore stesso) un altro

movimento, ponendolo al centro,

in quinta posizione: “Ihr Habt nun

Traurigkeit” (Ora siete nella tristez-

za) per soprano e coro. Il pensiero

della madre, la figura della madre

s’identifica nella voce del soprano e

proprio per questa ragione ho dispo-

sto che il soprano stesse sullo sfon-

do della ribalta, dietro l’orchestra.

Il desiderio di rivederla – “Ich will

euch wiedersehen ... Ich will euch

trösten, wie einen seine Mutter trö-

stet” (Ma io vi rivedrò ancora ... Io

vi consolerò come una madre conso-

la il figlio) – viene ribadito tre volte

nel canto. La parola “Muttergefühl”

è significativa: si riferisce al rappor-

to d’affetto che c’era con la madre.

Nell’esecuzione è importante l’in-

cidenza del colore strumentale: non

bisogna assolutamente forzare il vo-

lume. Ricordo che quando suonavo

la viola nei Wiener Philharmoniker,

questo particolare Herbert von Kara-

jan lo sottolineava sempre”.

Un altro momento assai interessan-

te c’era stato nel quarto episodio:

in corrispondenza della parola “lie-

blich” (amabile) si avverte qualche

eco dei “Liebesliederwalzer”, non è

strano?

Manfred Honeck