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NEWS

MONDO

Le Scienze

M

ille anni fa, sulla Via della Seta, i

gatti facevano compagnia ai pastori,

che già all’epoca dedicavano loro

cure e affetto. È quanto ha concluso un grup-

po internazionale di ricercatori della Martin

Luther University Halle-Wittenberg (MLU),

della Korkyt-Ata Kyzylorda State University

in Kazakhstan, dell'Università di Tubinga e

della Scuola di studi economici superiori in

Russia, che presenta su “Scientific Reports”

una dettagliata ricostruzione del rapporto

tra esseri umani e gatti sulla base degli scavi

condotti a Dzhankent, un insediamento alto-

medievale nel sud dell’attuale Kazakhstan.

Situato nella parte settentrionale della Via

della Seta, che collegava l'Asia centrale e

orientale con i paesi del Mediterraneo, l'inse-

diamento è considerato la capitale degli

Oghuz, una tribù di pastori nomadi. Nel sito,

gli autori hanno scoperto lo scheletro di un

gatto molto ben conservato, datato tra il 775

e il 940 d.C. Si tratta di un ritrovamento piut-

tosto raro, perché l'animale aveva avuto una

sepoltura vera e propria, cosa non frequente

nella documentazione archeologica relativa-

mente ai gatti (a differenza dei cani). Di con-

seguenza, l'intero cranio, compresa la ma-

scella inferiore, parti della parte superiore

del corpo, le gambe e quattro vertebre si so-

no conservate molto bene, e hanno potuto es-

sere esaminate approfonditamente, permet-

tendo di trarre conclusioni sistematiche sulla

vita dell'animale.•

10 luglio 2020

Sulla Via della Seta di mille anni fa in compagnia dei gatti

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Piramidi, ricercatori olandesi svelano il segreto

che consentiva agli Egizi di spostare le enormi pietre

ArTribune

A

cqua. Banalmente, acqua. Sarebbe

questa la chiave per risolvere uno dei

misteri più antichi della storia: una di

quelle domande che ognuno di noi si è posto

anche più volte nel corso della vita. Come fa-

cevano gli antichi Egizi a spostare le enormi

pietre necessarie alla costruzione delle Pira-

midi, senza ausili meccanici e tecnologici svi-

luppati soltanto secoli dopo?

Ovviamente, nel corso del tempo si sono fat-

te le ricostruzioni più varie, alcune solo fan-

tasiose, altre – alle quali non è estraneo il mi-

tico conduttore televisivo nostrano Roberto

Giacobbo – fantascientifiche fino a sconfina-

re nel comico, con il coinvolgimento di extra-

terrestri.

Ora la questione pare essere stata presa sul

serio da un pool di studiosi olandesi, fisici

dell’Università di Amsterdam e della Fonda-

zione FOM (Fundamental Research on Mat-

ter): che hanno pubblicato i risultati delle lo-

ro ricerche il 29 aprile sulla rivista Physical

Review Letters. Ebbene, come accennavamo

in apertura, la chiave risiederebbe proprio

nell’utilizzo, durante le operazioni di tra-

sporto, della giusta dose d’acqua.

Gli esperimenti, supportati da riscontri labo-

ratoriali, hanno dimostrato che la sabbia, inu-

midita con la giusta quantità di acqua, oppo-

neva alle slitte su cui erano caricati i massi

pesanti anche 2,5 tonnellate una resistenza

del 50% minore rispetto alla sabbia asciutta.

Nello specifico, applicando la “giusta quan-

tità” d’acqua, la sabbia bagnata diventa circa

due volte più rigida: e questo impedisce alla

sabbia di accumularsi davanti alla slitta, fa-

cendola scivolare più facilmente.

A conferma della teoria ci sarebbe anche un

dipinto murale nella tomba di Djehutihotep,

che mostra con chiarezza – si veda l’immagi-

ne nella gallery – una persona in piedi sulla

parte anteriore della slitta, impegnata a get-

tare acqua sulla sabbia proprio davanti al

mezzo.•

4 maggio 2020