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FENIX 159

L

e piante utilizzate dagli aborigeni australiani per

combattere le infezioni potrebbero aiutare i mala-

ti di cancro che non sono più suscettibili alla som-

ministrazione di sostanze allopatiche capaci di aggredire

le cellule tumorali durante il processo di replicazione. Per

secoli, le persone in tutto il mondo hanno utilizzato pian-

te medicinali per combattere le infezioni, favorire la gua-

rigione delle ferite e per le cerimonie religiose. E per seco-

li, gli scienziati hanno cercato di identificare le sostanze at-

tive in queste piante per usarle nella medicina moderna.

Ora i ricercatori dell'Università di Copenhagen hanno stu-

diato una pianta del deserto australiano e hanno trovato

una sostanza che sembra contrastare la resistenza a un ti-

po specifico di chemioterapia. Studiando le proprietà della

Eremophila galeata, i ricercatori hanno scoperto che la re-

sina di questa pianta è in grado di aumentare significati-

vamente l'effetto della chemioterapia sulle cellule del can-

cro del colon. Dai test è risultato che i flavonoidi della re-

sina sono in grado di intervenire sulle proteine dei batteri

responsabili della resistenza agli antibiotici utilizzati per il

trattamento antitumorale, bloccando la maggior parte del-

le pompe di efflusso presenti nelle cellule cancerose. Oggi

le sostanze chimiche utilizzate per produrre la maggior

parte dei farmaci moderni sono costituite da combustibili

fossili. Pertanto, l'interesse per le sostanze attive della na-

tura è in costante aumento. L'idea è di prendere la cono-

scenza della medicina tradizionale, che è stata tramandata

di generazione in generazione attraverso migliaia di anni,

e utilizzare una tecnologia avanzata per determinare qua-

li sostanze siano attive e quali geni nelle piante codifichino

la loro produzione.

L'ANTICAMEDICINANATURALEABORIGENA

POTREBBEAIUTARE ILTRATTAMENTODEL CANCRO

SCIENCE ALERT, 28 NOVEMBRE

L

'analisi chimica delle ossa e dei denti del cosiddetto

"Blair Atholl Man" indica che trascorse la sua infan-

zia altrove rispetto al luogo dove morì all’età di circa

quarantacinque anni. Presumibilmente sulla costa occiden-

tale della Scozia, forse su una delle isole delle Ebridi occi-

dentali, come Mull, Iona o Tiree, o forse è cresciuto più lon-

tano, in Irlanda. Se non era del luogo, perché fu sepolto se-

condo le usanze funerarie di adozione in stile pitti? Sembra

sia nato in un'area geografica più remota che non faceva par-

te della Pictland. La quantità di zolfo presente nel suo colla-

gene suggerisce, infatti, che abbia vissuto gran parte della

sua vita altrove, e probabilmente non era stato nelle High-

lands prima. I suoi resti, oggi esposti all’Atholl Country Li-

fe Museum, sono stati scoperti in una lunga cista, una pic-

cola cassa in pietra simile a una bara, nel villaggio di Bridge

of Tilt nel 1986, da Alison Reid, curatrice di archeologia al

Perth Museum and Art Gallery, dopo aver ricevuto una

chiamata dalla polizia locale. La tomba dove era sepolto è

stata datata intorno al 340-615 d.C.. Un uomo dalla mascel-

la possente, robusto, che non sembra essere stato estraneo al

lavoro duro, per quanto la natura della sua sepoltura, al con-

trario, implichi che fosse qualcuno di molto importante. Chi

era e da dove veniva? Gli isotopi di stronzio e l'ossigeno sul-

lo smalto dei denti, che si forma durante l'infanzia, hanno

mostrato che il "Blair Atholl Man" crebbe intorno a forma-

zioni rocciose più antiche di quelle presenti nella Scozia cen-

trale e che viveva in un luogo con un clima più mite. Tutta-

via, non si sa molto di lui. Fu sepolto come un Pitti, il popolo

indigeno che visse in quella che oggi è la Scozia orientale e

nord-orientale dall'antichità fino al medioevo. Secondo Ka-

te Britton, responsabile del il Dipartimento di Archeologia e

della Scuola di Geoscienze dell’Università di Aberdeen, an-

che in altri due siti archeologici, i villaggi di Lundin Links e

Cramond sulla costa orientale della Scozia, questi tipi di mo-

vimenti potrebbero non essere stati rari. Non si tratterrebbe

però solo di uomini in quanto vi sono stati rinvenuti anche

scheletri di donne. Il che suggerisce lo spostamento di un in-

tero popolo o di un gruppo.

DADOVEVENIVA IL "BLAIRATHOLL MAN"?

A CURA DELLA REDAZIONE, 7 DICEMBRE

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