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Jassasiya

.

Per me, potrebbero avere un significato e una fun-

zione rituale, che è molto antica e non può essere spiegata et-

nograficamente»

ha detto Sakal

.

Ma quanto antica? «

Non

lo sappiamo davvero

», ha ammesso Sakal, spiegando che i

petroglifi - e l’arte rupestre in generale - sono complessi da

datare. «Ci sono ipotesi diverse sull’età, che vanno dal

Neolitico al tardo periodo islamico. Personalmente penso

che non tutte le incisioni siano state fatte nello stesso pe-

riodo» ha detto il ricercatore. Una decina di anni fa, uno

studio scientifico su nove diversi petroglifi ad Al Jassasiya

non trovò prove di un’età più antica di

qualche centinaio di anni, ma i ricer-

catori conclusero che sarebbero stati

necessari ulteriori studi, compreso lo

sviluppo di nuove tecniche specifiche

per le incisioni calcaree. Mentre gli

esperti non possono dire con certezza

quando i petroglifi di Al Jassasiya fu-

rono creati e da chi, sono tutti d’ac-

cordo che le incisioni più affascinanti

- e insolite - del sito sono quelle delle

barche. Gli esperti dicono sia solo

possibile speculare sul perché ci sia

una così alta concentrazione di inci-

sioni navali ad Al Jassasiya, rispetto

ad altri siti petroglifici costieri in Qa-

tar. «Le navi avevano un ruolo im-

portante nelle credenze dei popoli antichi, da loro viste

come mezzo simbolico di transito da questo mondo al-

l’altro», hanno notato Frances Gillespie e Faisal Abdulla

Al-Naimi autori di “

Hidden in the Sands: Uncovering Qa-

tar’s Past”. «Sia i Babilonesi che gli antichi Egizi credevano

che i morti raggiungessero l’aldilà su una nave. I miti greci

parlavano del traghettatore Caronte che portava le anime dei

morti agli inferi attraverso il fiume Stige. Può darsi che le

più antiche incisioni di navi siano l’eco di una memoria po-

polare che risale alla preistoria».

U

n team internazionale di ricercatori, guidati da Pa-

trick Wertmann, ha analizzato un set quasi com-

pleto di armature in scaglie di cuoio scoperte in

una tomba in una regione estremamente arida della Cina

nordoccidentale. Il design dell'armatura indica che fu rea-

lizzata nell'impero neo-assiro, che includeva parti di quel-

li che oggi sono l'Iraq, l'Iran, la Siria, la Turchia e l'Egitto,

dove tale armatura fu sviluppata nel IX secolo a.C. per uso

militare. Datata al radiocarbonio tra il 786

e il 543 a.C., l'armatura è composta da oltre

5.000 piccole scaglie di cuoio e 140 più

grandi cucite in file orizzontali su materia-

le di supporto per proteggere il busto, i

fianchi e la parte bassa della schiena di chi

la indossava. Sebbene non esistano altre ar-

mature simili in tutta la Cina 2.700 anni fa,

ci sono alcune somiglianze stilistiche e fun-

zionali con una seconda armatura di origi-

ne sconosciuta conservata dal Metropolitan

Museum of Art di New York. È possibile

che le due armature fossero intese come

abiti per unità distinte dello stesso esercito,

ovvero l'armatura Yanghai per la cavalle-

ria e l'armatura del Met per la fanteria.

Non è chiaro se l'armatura Yanghai appar-

tenesse a un soldato straniero che lavorava

per le forze assire che l'aveva portata a casa con sé, o se fos-

se stata portata da qualcun altro che era stato nella regio-

ne. Anche se gli studiosi al momento non sono stati in gra-

do di tracciare il percorso esatto dall'Assiria alla Cina nor-

doccidentale, il ritrovamento è una delle rare prove effet-

tive del trasferimento tecnologico da ovest a est attraverso

il continente eurasiatico all'inizio del primo millennio

a.C.. La notizia è stata resa nota dall'Università di Zurigo.

IL MISTERODI UN’ANTICAARMATURAASSIRA INCINA

UNIVERSITY OF ZURICH, 8 DICEMBRE