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FENIX 155

S

tefano Costanzo dell’Università Orientale di Napoli e

i suoi colleghi hanno mappato più di 10.000 monu-

menti funerari individuati dalle immagini satellitari

nel Sudan orientale. Tale telerilevamento è stato effettuato su

un’area di 4.100 chilometri quadrati. I monumenti indivi-

duati includono tumuli di pietra, strutture rialzate relativa-

mente semplici diffuse nella preistoria e nella storia africana,

“qubba” dell’età del bronzo e santuari a cupola dell’età d’oro

del mondo pan-arabo. Il recente studio è stato pubblicato sul-

la rivista

PLOS One

. «

Abbiamo affrontato la sfida di interpre-

tare la creazione del paesaggio funerario quasi senza dati archeo-

logici tradizionali, ma avevamo un set di dati sufficientemente

ampio da poter ipotizzare la presenza di processi complessi sia su

scala regionale sia locale

», spiega Costanzo, autore principale

dell’articolo. «

A occhio nudo, era chiaro che quelle tombe erano

condizionate dall’ambiente, ma è stato subito evidente che la loro

disposizione implicava un significato più profondo

», sottolinea.

Per comprendere i modelli impiegati in passato nella scelta

della loro ubicazione, i ricercatori hanno utilizzato una tec-

nica di modellazione statistica, inusuale in archeologia: un

metodo chiamato “Processo a Grappolo di Neyman-Scott”

(NSC), originariamente sviluppato per studiare i modelli ag-

gregativi di stelle e galassie. «

La nostra ricerca evidenzia l’esi-

stenza di un paesaggio funerario costruito con aggregazioni di

monumenti come accade per le galassie. Suggeriamo che la di-

stribuzione dei monumenti fosse dovuta alla geologia ma soprat-

tutto alle sovrastrutture culturali, condizionata dalla memoria so-

ciale dei Beja, un antico popolo seminomade che ancora oggi vi-

ve nella regione di Kassala. Le tombe si distribuivano intorno a

quella dei membri principali

». Una conclusione cui i ricercato-

ri sono giunti confrontando la disposizione dei vari luoghi di

sepoltura con le fonti storiche disponibili.

SUDAN,TOMBE DISPOSTE COME STELLE

A CURA DELLA REDAZIONE

È

un mistero che confonde gli

esperti da secoli: come sono sta-

te trasportate le enormi pietre

per 180 miglia (290 km) dalle colline

Preseli a Stonehenge? Un cittadino del

Denbighshire crede che questi massi

siano stati trasportati con una "macchi-

na" per lungo tempo dimenticata, in

grado di annullare il peso degli oggetti.

Steven Tasker, 66 anni, di Llanrhaeadr

si è interessato al mistero di Stonehen-

ge arrivando a costruire un prototipo

di quella che crede sia stata questa anti-

ca macchina. «

Potrebbe sembrare qual-

cosa di assurdo, ma abbiamo sollevato un

terzo di tonnellata con essa e teoricamente potrebbe spostare qual-

siasi peso

», ha affermato. Amante dell'Antico Egitto, Tasker

è partito con l’idea di provare a capire come furono costruite

le piramidi, ma ha dichiarato che la sua teoria permetta di fa-

re luce anche su come i cerchi di pietre (Cromlech) siano sta-

ti creati in diversi siti del Regno Unito e in Irlanda, da Skara

Brae delle Orcadi a Stonehenge. Fu durante un viaggio al

Cairo nel 2004 che Tasker iniziò a chiedersi se alcuni antichi

manufatti non fossero ciò che sembravano essere. Alcuni og-

getti definiti contenitori per trucchi potrebbero essere in re-

latà “rocchetti” o rulli per spostare oggetti. «

Ho posto dei roc-

chetti sotto un'asse di legno per cercare di capire come avrebbero

potuto essere usati

», ha detto. «

Utilizzando i punti di articola-

zione, potrei controbilanciare un oggetto

da 60 kg posto al di sopra e, usando i bi-

lancieri, trasportarlo lungo il percorso.

Nelle immagini si vedono slitte che tra-

sportano grandi statue. Ma tutte le statue

egizie hanno la schiena piatta, quindi que-

sta macchina potrebbe essere un modo sem-

plice per trasportarle, qualunque sia il loro

peso. Una piccola squadra di uomini po-

trebbe farlo

». Il dispositivo di solleva-

mento di Tasker presenta sia bilancieri

che rulli e l’inventore pensa che gli Egi-

zi usassero grasso animale posto in coni

sulla loro testa, come si vede in molte

raffigurazioni, per lubrificare e ridurre

l'attrito sui rulli di pietra. Steven Tasker crede che questa tec-

nologia avrebbe potuto essere utilizzata per spostare anche le

grandi pietre attraverso il territorio britannico per costruire

calendari e templi. La macchina avrebbe potuto spostarsi di

circa 2,4 km al giorno, suggerendo così che le pietre di Sto-

nehenge, dalle colline Preseli in Galles al sito di Stonehenge,

avrebbero richiesto solo un periodi di alcuni mesi. Il prototi-

po di Steven ha raccolto polvere nel suo garage per 14 anni,

fino al 2018, quando è andato in tournée con il dottor Camp-

bell Price, curatore di una delle più grandi collezioni di egit-

tologia del Regno Unito al Manchester Museum. Il dottor

Price è rimasto così colpito dalla sua teoria che lo ha incorag-

giato a continuare la ricerca.

UNANUOVATEORIA PER SPOSTARE I MEGALITI

BBC NEWS, 6 LUGLIO