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I

n India un’enorme spirale sca-

vata nel terreno e un serpente

coprono circa 100.000 metri

quadrati, facendo sembrare piccoli

altri geoglifi, come quelli di

Nazca

,

in Perù. Scoperti da una coppia di

ricercatori francesi che nel 2016 han-

no sorvolato con un drone il deserto

del Thar «

questi geoglifi, i più grandi

scoperti in tutto il mondo e per la pri-

ma volta nel subcontinente indiano,

sono unici anche per quanto riguarda

i segni enigmatici che rappresentano

»,

spiegano Carlo e Yohann Oethei-

mer su

Archaeological Research

. I

nuovi geoglifi sono stati individuati utilizzando

Google

Earth

, durante un rilevamento virtuale della regione del

Grande Deserto Indiano, che comprende circa 200.000 chi-

lometri quadrati di territorio tra India e Pakistan. Gli

Oetheimer hanno identificato diversi siti, intorno alla “Città

d’oro” di

Jaisalmer

, contrassegnati da linee geometriche che

ricordano geoglifi. Un’ispezione più attenta sul campo, con

un drone, ha rivelato un gruppo di formazioni di linee estra-

nee ai filari delle piantagioni presenti sul posto. In particola-

re, spiccavano due figure geometriche eccezionali vicino al

villaggio di Boha: una spirale gigante e un disegno a forma

di serpente, collegati ciascuno da un grappolo di solchi si-

nuosi. Le linee che compongono que-

ste figure sono strisce incise sul terre-

no, profonde fino a dieci centimetri e

larghe dai venti ai cinquanta. Il più

grande geoglifo identificato, una spi-

rale asimmetrica gigante chiamata

Boha 1, è costituito da un’unica linea

ad anello che corre per 12 chilometri

su un’area di 724 metri di lunghezza

per 201 metri di larghezza. A sud-

ovest si trova il geoglifo serpentino,

denominato Boha 2, composto da

una linea lunga 11 chilometri, che

racchiude una figura simile a un ser-

pente, una spirale più piccola e una

lunga sequenza di linee. «

La spirale gigante e la figura a ser-

pentina sono sicuramente i principali punti di interesse, stretta-

mente collegati a Boha 3, suggerendo che tutti gli altri geoglifi so-

no stati creati come “scenografia”

», si legge nello studio. Forse

collegati ai gruppi di cippi memoriali in pietra della zona.

Considerando i possibili significati religiosi, astronomici e co-

smologici, i ricercatori pensano che possano rappresentare la

commemorazione di un evento celeste osservato localmente.

Il loro design e la realizzazione avrebbero comportato cono-

scenze matematiche e di planimetria molto complesse. «

Sia-

mo convinti che questi geoglifi possano contenere un messaggio

universale legato al Sacro e al Cosmo

», aggiungono.

FENIX 154

«

D’ora in poi le chiameremo le dodici colline, compresa Gö-

bekli Tepe

», ha detto il ministro turco della Cultura e del

Turismo, Mehmet Ersoy, durante l’evento commemora-

tivo di

Sanliurfa

a tre anni dall’inclusione della monumenta-

le collina sacra nella lista dei patrimoni mondiali dell’UNE-

SCO. Sabato scorso il governo turco ha di fatto rivelato la sco-

perta di undici nuovi siti a ridosso del più antico luogo di cul-

to noto sulla Terra, che risale ad almeno 12.000 anni fa. È

quanto riporta l’agenzia di stampa

Anadolu Agency

. Non so-

no stati dati altri dettagli su ciò che è stato rinvenuto. I risul-

tati degli studi, ancora in corso, saranno pubblicati solo il

prossimo settembre. Il ministro si è però lasciato sfuggire che

presto le persone potrebbero descrivere i monumenti trovati

nella regione di Sanliurfa come «

le piramidi della Turchia su-

dorientale

». Non sappiamo se per la forma conica delle colli-

ne che li ospitano o per altro, ma se questi nuovi siti sono al-

la pari con gli spettacolari resti scoperti a

Göbekli Tepe

, la lo-

ro scoperta rappresenterebbe una pietra miliare significativa

nell’archeologia preistorica nella regione mesopotamica.

Finora non sono state divulgate le fotografie della nuova

area di scoperta, ma le dichiarazioni rilasciate da Ersoy sulle

«

dodici colline

» lasciano supporre che si tratti di nuovi siti me-

galitici, sepolti sotto tumuli artificiali simili a quello sotto il

quale fu nascosto dai suoi costruttori il tempio di

Göbekli Te-

pe

. Un mistero, quello della sepoltura, ancora tutto da risol-

vere. L’ipotesi che possa trattarsi di “piramidi’’ è intrigante,

ma lo sarebbe altrettanto se si trattasse di nuovi cerchi di pi-

lastri in pietra. Occorre capire se siano stati costruiti con le

stesse specifiche e nello stesso stile, se siano altrettanto antichi

o più antichi. D’altronde gli archeologi hanno già trovato al-

trove nella regione pilastri di pietra disposti in cerchi vertica-

li, e lo scorso dicembre il rettore dell’Università

Mardin Ar-

tuklu

, Ibrahim Ozcosar, ha persino annunciato, sempre all’a-

genzia

Anadolu

, la scoperta di un sito a quasi 300 chilometri

nel sud-est di

Mardin

ancora più antico, che potrebbe retro-

datare

Göbekli Tepe

di almeno mille anni.

GEOGLIFI GIGANTI IN INDIA

A CURA DELLA REDAZIONE, 23 GIUGNO

GOBEKLITEPE E LE 12“PIRAMIDI” DELLATURCHIA

A CURA DELLA REDAZIONE,30 GIUGNO