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FENIX

NEWS

sepolture del Nuovo Regno (FENIX 139, pag.40).

Tra le mummie studiate, un particolare rilievo nello stu-

dio assume quella di Djedkhonsiu-ef-ankh, Gran Sa-

cerdote del tempio di Amon a Karnak, guardiano del

Sancta Santorum in quanto “Custode delle porte del

Cielo”. Dopo essere stato mummificato e avvolto nelle

bende, quasi 3000 anni fa, fu deposto in una custodia

di legno, dipinta con colori vivaci e ricoperta di un sot-

tile strato dorato, prima di essere posizionato all’interno

di un sarcofago più grande. Su di esso furono versati di-

versi litri del liquido viscido e appiccicoso di colore ne-

ro, ancora caldi, per coprire completamente la sua cu-

stodia e cementarla, pronta al viaggio verso l’oltretomba.

Le scansioni del suo sarcofago ancora sigillato hanno

mostrato il suo corpo mummificato, con l’addome pie-

no di quella che sembra essere una miscela di sabbia,

segatura e resina, mentre le sue mani sono state posi-

zionate sull’area genitale. Un altro indizio del potere

germinativo osirideo. Fanno parte del suo corredo, in-

sieme a un enigmatico anello sacerdotale con su inciso

il sacro Kheperu, un gioiello alato, un piccolo amuleto

e uno scarabeo appoggiati sul suo petto. A quanto pare

tale trattamento particolare non era concesso a tutti.

Non solo la maggior parte degli esempi sino ad oggi

rinvenuti provengono da sepolture reali, ma le prove

suggeriscono che tale trattamento era riservato a una ri-

stretta cerchia dell’élite specifica.

Da dove vengono gli ingredienti della “resina nera”? L’a-

nalisi del British Museum ha rivelato che le due resine

presenti, provenienti da alberi di pistacchio e da conife-

re, e il petrolio greggio utilizzati dovevano essere stati im-

portati, indice di un florido commercio. Gli alberi di pi-

stacchio crescono in molti paesi che si affacciano sul

Mediterraneo, dalla Grecia all’Asia occidentale. Anfore

(vasi) che contenevano la loro resina sono state trovate an-

che ad Amarna e su reperti legati al naufragio di Ulu-

burun, al largo della costa della Turchia occidentale, av-

venuto nel 1300 a.C.. La resina di conifere, trovata anche

in barattoli relativi ad altri usi rituali o funerari, dovreb-

be invece provenire da una varietà di piante, tra cui pino,

cedro, abete e ginepro, ma è difficile distinguere tra que-

ste resine dopo tanti anni. «

Il luogo più vicino dove cre-

scono questi tipi di alberi è il sud Libano, il che indica

che la loro resina è stata importata in Egitto da una re-

gione più a nord

», aggiunge la studiosa. Per quel che ri-

guarda il bitume (petrolio greggio solido), la ricercatrice

fa notare che deriva da esseri viventi come piante, ani-

mali e organismi monocellulari morti da milioni di an-

ni. Così come questi esseri viventi variano a seconda del-

l’ambiente, il bitume varia anche da un luogo all’altro.

Confrontando i biomarcatori presenti nei campioni di

unguento nero analizzato con quelli provenienti da altre

fonti conosciute, gli studiosi ne hanno stabilito la pro-

venienza: il Mar Morto. «

Ciò ha senso poiché i testi del-

l’antica Grecia fanno riferimento a solidi blocchi di bi-

tume che galleggiavano sulla superficie del Mar Morto

e a persone che remavano letteralmente verso di essi per

tagliarne alcuni pezzi e venderli in Egitto

», conclude

Fulcher nel suo articolo. Gli scienziati si augurano di

poter presto riprodurre questa misteriosa sostanza per ri-

costruirne il processo, stabilirne l’odore e capire a quale

temperatura dovesse esser scaldata per essere utilizzata.

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