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a cura della redazione, 15 Giugno

A

differenza dei resti preistorici

del Vicino Oriente, i monu-

menti megalitici della penisola ara-

bica sono in gran parte ancora sco-

nosciuti agli esperti. La scoperta di

un’enigmatica struttura emersa da-

gli scavi dell’oasi di Dûmat al-Jan-

dal getta nuova luce, però, sull’evoluzione dell’occupa-

zione umana nella regione. Orientata su un asse da ove-

st-nordovest a est-sudest, la strana piattaforma si estende

per circa 35 metri di lunghezza in linea con il percorso

del sole durante il solstizio d’inverno. «

L’analisi della

piattaforma e delle tombe vicine evidenzia il persisten-

te uso funerario e rituale di quest'area nel corso dei mil-

lenni, illuminando un aspetto insolito per la cultura

nomade nell’Arabia preistorica

», spiega lo studio. Seb-

bene gran parte della sua storia sia avvolta nel mistero, e

saranno necessari ulteriori scavi per comprendere ap-

pieno il monumento, secondo gli esperti la struttura

conferma in modo inequivocabile che migliaia di anni

fa le persone nella regione erano aggregate in una società

religiosa basata su rituali. «

La forma triangolare è piena

di grandi pietre irregolari, che non

provenivano da muri crollati, ma

facevano parte della costruzione

originale come se la piattaforma

ne fosse stata riempita fin dall’ini-

zio

», sottolinea Olivia Muñoz, ri-

cercatrice presso il Centro Nazio-

nale per la Ricerca Scientifica. La

piattaforma è circondata da muri

esterni in pietra a secco, uno dei quali contiene due nic-

chie. Sotto le pietre, sono stati scoperti numerosi corpi

umani di diverse epoche, indice, secondo i ricercatori,

che l’area era simbolicamente importante e che il sito

ebbe una valenza sociale e rituale sin dalla sua costru-

zione. «

La piattaforma costituiva uno spazio cerimo-

niale, fornendo un ancoraggio materiale per la memo-

ria sociale e la costruzione dell’identità

», spiega Muñoz,

ad Haaretz. Inaspettatamente, tra i corpi, sono stati sco-

perti anche alcuni manufatti egizi rislaenti al II millen-

nio a.C.. Tra i reperti catalogati come terza fase di se-

poltura, che risale a circa 5.400 a 5.000 anni fa, è stato

scoperto anche un amuleto egizio in faience, sul quale

è incisa l’immagine di un faraone stilizzato che indossa

il suo

nemes,

il copricapo regale.

Oasi Sacra Millenaria in Arabia Saudita

battezzata la località del ritrovamento)

fosse

stata la dimora di un cerchio di pietre,

avrebbe sminuito il suo vicino più famoso,

Stonehenge

- spiega Snashall alla BBC ag-

giungendo che -

il rituale e la religione era-

no parti importanti della vita quotidiana

di chi abitò queste terre e non possiamo

escludere che si tratti di un cerchio com-

memorativo

». Questa sorprendente scoper-

ta offre nuove intuizioni sulla vita e sulle

credenze dei nostri antenati neolitici in Bri-

tannia. Secondo Richard Bates, della

School of Earth and

Environmental Sciences

, il telerilevamento e campiona-

mento accurato stanno dando una visione del passato che

«

mostra una società ancora più complessa di quanto po-

tremmo mai immaginare. Le pratiche, chiaramente sofi-

sticate, che abbiamo riscontrato ci dicono che le persone

qui erano in sintonia con gli eventi naturali in misura ta-

le che possiamo a malapena concepirlo ogg

i». Inoltre i

tamponamenti sedimentari contengono un ricco e affasci-

nante archivio d’informazioni ambientali precedentemen-

te sconosciute. «C

on la profilazione e la datazione della

luminescenza stimolata otticamente, possiamo scrivere

narrazioni dettagliate sul paesaggio di Stonehenge negli

ultimi 4000 anni

», aggiunge Tim Kinnaird intervistato da

The Indipendent

. Si inizia dunque ad avere una visione

senza precedenti della storia dei costruttori di Stonehenge

e, in base agli indizi, si inizia a restringere il campo delle

ipotesi sul suo scopo. Se fino al 2016 il principale monu-

mento più antico costruito vicino al famoso sito inglese

era Robin Hood’s Ball, circa 4 chilometri a nord-ovest, la

scoperta del cerchi concentrici

di Larkhill

(datati a circa

5.600 anni fa) ampliò quattro anni fa i

confini di quello che un tempo era un

vasto complesso cerimoniale preistori-

co. Un’ulteriore prova che centinaia di

anni prima della costruzione di Sto-

nehenge l’intera regione era ritualistica-

mente già molto attiva, più di quanto

gli archeologi avessero precedentemen-

te pensato. È qui che gli archeologi

hanno trovato prove di un uso rituale

regolare della struttura, inclusi fram-

menti di ciotole deliberatamente rotte, grandi quantità di

ossa di animali e resti umani

.

Tasselli che non sono stati

ancora messi insieme in un unico studio né sottoposti

a

peer review

. I lavori sono ancora in corso, quindi dobbia-

mo attendere ulteriori scavi e analisi prima di eccitarci

troppo. Ma la nuova scoperta suggerisce che probabil-

mente ci sono altri importanti monumenti nella zona che

aspettano solo di essere trovati.

(Si legga l’articolo scritto da Andrew Collins, di pagina 14,

che avanza una straordinaria teoria sullo scopo di questi

enormi pozzi e sulle genti che lo costruirono)

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