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Adriano Forgione

adriano.forgione@xpublishing.it

Periodico mensile

Numero 143 - Settembre 2020 - Anno XIII -

Prima uscita 10 Settembre 2020

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O

ggi il dibattito sulla storicità della Bibbia si concentra sul periodo che

inizia nel X secolo a.C., con la grande monarchia di David e Salomone,

fino alla fine del periodo del Primo Tempio e della conquista babilo-

nese nel 586 a.C.. Strettamente collegata a questo dibattito è la questione di quan-

do i vari libri biblici furono scritti per la prima volta. Se, come alcuni studiosi ri-

tengono, i primi testi della Bibbia furono composti solo dopo l’esilio babilonese

nel VI secolo a.C., ciò significherebbe che gli scribi biblici erano molto lontani

dal tempo in cui avvennero i fatti, ma se alcuni testi fossero stati scritti su perga-

mena durante il periodo del Primo Tempio, la Bibbia potrebbe essere considera-

ta relativamente più affidabile come fonte storica. Concentrandosi su nomi teofo-

rici, che includono riferimenti alle divinità tutelari comunemente usati in tutto il

Levante in quel periodo, Mitka Golub, archeologa dell’Università Ebraica di Ge-

rusalemme, ha pubblicato una ricerca su

Biblical Archaeological Review.

«

Se i

nomi di un particolare libro biblico coincidono con quelli utilizzati durante il

periodo in cui è ambientata una narrazione, basata su reperti archeologici, allo-

ra possiamo essere rassicurati sul fatto che la storia è stata scritta nello stesso pe-

riodo in cui presumibilmente avvenne, o che l’autore avesse fonti chiare e diret-

te sugli eventi

». Negli ultimi due secoli, gli archeologi hanno scoperto decine d’i-

scrizioni e sigilli che attestano la storicità del re David e di alcuni dei suoi suc-

cessori, come i re Acab di Israele e Ezechia del Regno di Giuda, nonché sacer-

doti e altri alti funzionari israeliti. Per questa ragione Golub ha deciso di con-

frontare i nomi usati nella narrazione biblica del Libro dei Re e delle Cronache,

che raccontano la storia degli israeliti dalla fine del regno di re David fino all’ini-

zio dell’esilio babilonese, con quelli trovati nelle iscrizioni rinvenute negli scavi

del Levante. «

Molti nomi teoforici del periodo del Primo Tempio come Giosia,

Isaia o Ezechia sono considerati yahwisti, perché il suffisso IAH (o YAH) fa ri-

ferimento al nome di YHWH

». A quel tempo gli israeliti non erano ancora stret-

tamente monoteisti e credevano ancora nell’esistenza di altre divinità. Ciò si riflette

nei nomi teoforici che compaiono nelle iscrizioni, che spesso includono riferi-

menti a divinità cananee come Baal o El, e che Golub ha confrontato con il cor-

pus di nomi teoforici biblici. La scoperta-chiave di Golub è che mentre i nomi

giudaici sono in linea con quelli usati all’epoca a Gerusalemme e dintorni, non

si può dire lo stesso per i nomi israeliti settentrionali. Secondo Golub, gli autori

biblici cambiarono i nomi israeliti per farli apparire più yahwisti, o non avevano

fonti particolarmente buone quando si trattava di nomi del nord o, ancora, pre-

sumevano semplicemente che le loro tradizioni fossero simili a quelle del regno

di Giuda. I risultati suggeriscono che chiunque abbia scritto il Libro dei Re e il

Libro delle Cronache conosceva bene i nomi di Giuda ma non aveva idea delle

tradizioni onomastiche del vicino nord. Tutto ciò suggerisce che la Bibbia, o al-

meno le storie del Libro dei Re e del Libro delle Cronache, furono messe per la

prima volta per iscritto negli ultimi giorni del periodo del Primo Tempio, molto

tempo dopo che gli Assiri avevano già distrutto il regno unito di Israele alla fine

del VIII secolo a.C.. L’idea che un nucleo iniziale della Bibbia sia stato scritto nel

periodo del Primo Tempio, o subito dopo, è supportata anche dallo studio che

l’archeologa ha eseguito sui nomi trovati nel libro di Geremia. «

È chiaro che la

persona che ha scritto o raccolto il materiale per questi libri non sapeva come

fossero i nomi israeliti. Se lo avesse saputo avrebbe usato più l’elemento Baal e

l’elemento Yau

», conclude Gloub, ricordando che alcuni studiosi sottolineano

che il nome stesso “Israele” suggerisce che queste persone, almeno inizialmente,

erano adoratori di El, il dio principale del pantheon cananeo, piuttosto che di

YHWH. La scoperta è certamente interessante in quanto ci offre un’idea del mo-

mento in cui fu scritta la Bibbia, ma non prende in esame un fattore: la codifica-

zione fu opera di sacerdoti iniziati ai misteri e come ogni libro sacro, la Bibbia

non serve a narrare “la storia”ma la “metastoria”, un insieme cioè di fatti storici a

cui vengono legate allegorie, metafore e simbolismi, al fine di universalizzarne il

messaggio. Ciò per renderlo mezzo di insegnamento spirituale alle anime e ini-

ziarle a quella che è la Guerra Santa interiore che ognuno di noi deve combatte-

re contro l’oscurità interiore ed esteriore.