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L

ETTERE

AL

D

IRETTORE

analisi, le realizzazioni che vengono

poste in modo pratico a chi desidera

cimentarsi nell’hardware. La nota che

desidero aggiungere alla tecnologia

della classe D è puramente tecnica e

con la visione e punto di riferimento

dell’HI-FI.

l principio di funzionamento dell’am-

plificatore classe D è ottimamente

espresso da Pierluigi Marzullo, ma è

proprio il principio che bisogna con-

siderare per poter dare a questo tipo

di amplificatore la giusta allocazione

nel panorama HI-FI. I punti da consi-

derare sono:

- ingresso;

- commutazione;

- uscita.

Ogni amplificatore classe D ha la ne-

cessità di un filtro in ingresso per LI-

MITARE LA FREQUENZA DI IN-

GRESSO ed assicurarsi che essa sia

molto più bassa della frequenza cam-

pionatrice ed abbia meno “spurie”

possibili e livelli di ampiezza adeguati.

La commutazione, con frequenza di

campionamento almeno 10 volte su-

periore alla massima frequenza di in-

gresso già di per sé ammette una limi-

tazione che, a seconda del sistema im-

piegato o si paga nella conversione

oppure si paga dopo, in uscita. L’uscita

è indispensabile che abbia un filtro

passa basso, ovvero un filtro integratore

in grado di unire due punti consecutivi

del risultato di uscita. Dalla fig. 15

dell’articolo di Marzullo – seconda

parte - si nota che nella conversione

digitale quando la sinusoide da cam-

pionare è ai massimi valori gli step di

campionamento sonomolto ravvicinati

e per la ricostruzione in uscita l’inte-

grazione è minima. Quando invece la

sinusoide si avvicina allo zero e poi

negativo, gli impulsi sono molto più

stretti e distanti per questo l’integra-

zione in uscita deve essere molto più

incisiva. Ammesso che la frequenza

di campionamento sia di 10 volte su-

periore a quella di ingresso, esaminiamo

cosa succede. Consideriamo una fre-

quenza di ingressomassima di 20 kHz,

il campionamento sarà di 200 kHz. Il

filtro in uscita dovrà integrare una fre-

quenza di 200 kHz, ma il filtro indut-

tanza – capacità non è una soglia netta

al di sopra della quale niente passa ed

al di sotto tutto passa, inoltre bisogna

impedire la propagazione della por-

tante - siamo sulle onde lunghe- per

questo il filtro sarà un passa-basso sui

100 kHz ed anche meno. La frequenza

di 100 kHz ha un periodo di 10 micro-

secondi quindi il filtro taglia tutti gli

impulsi minori di 10 microsecondi. E’

più corretto parlare non di filtro ma di

integratore ovvero che dovrà “unire”

impulsi che distano tra loro 10 micro-

secondi o meno. Visto che una fre-

quenza di 20 kHz ha un periodo di 50

microsecondi, sembra che tutto vada

bene, ma non è così. Qui si evidenzia

la differenza tra un normale audio ed

un audio HI-FI. Infatti tutte le consi-

derazioni fatte sono impostate su se-

gnale sinusoidale, ma un brano musi-

cale non lo è! I fronti di salita ripidi di

molti strumenti possono essere inferiori

ai 10 microsecondi e non vengono ri-

prodotti quindi non esiste la fedeltà

di riproduzione del suono.

Chi ha la possibilità di esaminare al-

l’oscilloscopio il suono emesso da uno

strumento musicale difficilmente nota

una sinusoide e per alcuni strumenti

nota essenzialmente “picchi” di segnale.

Ebbene quei picchi difficilmente po-

tranno essere riprodotti fedelmente da

un amplificatore classe D ed è questa

la differenza tra un amplificatore nor-

male ed una amplificazione HI-FI.

In sintesi l’amplificatore D è ottimo

per la gamma di frequenze basse e

medie, ma non per le alte, inoltre pur

rispondendo per le basse frequenze

se queste presentano dei ripidi fronti

essi non vengono riprodotti ed è quindi

una musica “ addomesticata”.

Ma quei bassi ad alta potenza con un

piccolo circuito che spasso!

Michele Fuschetto

Risponde

Andrea Bassanelli

Grazie Michele per le tue osserva-

zioni sul progetto di PierLuigi Mar-