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In questi mesi sono molte le questioni al centro delle attenzioni

del mondo venatorio, impegnato a tutelare i diritti dei caccia-

tori su più fronti. Abbiamo già parlato degli innumerevoli ricorsi

al Tar che hanno colpito diversi Calendari venatori, ricorsi la cui

principale funzione sembra essere quella di causare disagi ai

cacciatori che, qualunque sia la pronuncia del Tribunale, si tro-

vano di fronte ad una temporanea sospensione del prelievo ve-

natorio, che di fatto “rovina” l’inizio di stagione a molti seguaci

di Diana in tutta la Penisola. Fortunatamente negli anni le as-

sociazioni venatorie, collaborando con le varie istituzioni regio-

nali, sono riuscite ad attenuare il

fenomeno, che tuttavia permane

in molte realtà. Questa questione

possiamo definirla stagionale e

ad essa si affiancano anche al-

tre questioni, emerse negli ultimi

anni, o ancor più di recente.

Si è riacceso il dibattito sull’uti-

lizzo del piombo durante l’attività

venatoria, in particolare riguardo

alla possibilità di vietarne l’utiliz-

zo, a livello europeo, non solo nelle zone umide, con conse-

guenze notevoli sulla caccia e non solo su quella, perché le ri-

cadute negative si verificherebbero anche sullo stesso ambien-

te. Queste conseguenze ora sono quantificabili, o perlomeno

possiamo avere un’idea di ciò che accadrebbe, grazie ad uno

studio realizzato dall’European Shooting Sports Forum (Essf)

in collaborazione con Face. Lo studio afferma che se dovesse

diventare realtà la proposta di vietare l’uso delle munizioni

contenenti piombo in Unione Europea un cacciatore su quat-

tro smetterebbe completamente di cacciare (oggi i praticanti

l’ars venandi sono 7 milioni), mentre un 30% circa caccereb-

be con meno frequenza. La ricerca aveva l’obiettivo di valuta-

re quali sarebbero state le conseguenze socioeconomiche di

questa scelta, grazie ai dati raccolti dal network specializzato

Euractiv. La perdita economica che potrebbe provocare la

ridotta attività venatoria in Europa, a seguito del divieto del

piombo, si aggira intorno ai 5,7 miliardi di euro. Tranchant il

commento di Torbjörn Larsson, presidente della Face (Euro-

pean Federation for Hunting and Conservation):

“Questo rap-

porto, preparato da una società di consulenza indipendente,

mostra che l’Agenzia europea per le sostanze chimiche (Echa)

ha drasticamente sottovalutato i costi socioeconomici di una

proposta di divieto del piombo nelle munizioni per i cacciatori

europei. L’approccio del rapporto è anche molto conservativo

in alcune aree, considerando che alcune categorie di armi da

fuoco (ad esempio i fucili a percussione anulare) non hanno

munizioni senza piombo sufficientemente precise”.

Ci sarebbe

da chiedersi, inoltre, se sia il caso di associare altri problemi

al già difficile scenario attuale provocato dalla pandemia - e

in alcuni Paesi anche da politiche poco lungimiranti - che ha

già pesantemente penalizzato l’economia. A questo c’è da

aggiungere anche il “costo dell’assenza”. Posto che, come

documentano ogni giorno associazioni venatorie nazionali ed

internazionali, i cacciatori contribuiscono fattivamente e so-

stanziosamente alla gestione delle specie selvatiche e a tutto

ciò che ne consegue: ai 5,7 miliardi di euro quanti ne dovrem-

mo aggiungere per “rimpiazzare i cacciatori” nella salvaguar-

dia di determinate specie ed habitat? Facendo un esempio

molto noto di casa nostra: se nella Valle della canna non ci

fossero stati cacciatori e pescatori, chi si sarebbe occupato di

segnalare la moria di uccelli acquatici e pesci? E soprattutto:

chi nella realtà si sarebbe adoperato per porre rimedio? La

risposta è scontata, visto che c’erano solo cacciatori e pesca-

tori. Oppure possiamo parlare della tortora, specie di cui tanto

si è dibattuto in questi mesi, ma anche di tutte le altre: qua-

le associazione ambientalista o

quale ente statale è tanto orga-

nizzato - e facoltoso aggiunge-

rei - da poter garantire le stesse

operazioni di monitoraggio e

gestione? La maggior parte di

chi è contro la caccia si ferma

al desiderio viscerale di abolirla,

senza pensare a ciò che potreb-

be accadere dopo.

Intanto, per tornare alla questio-

ne delle munizioni contenenti piombo, nel nostro Paese c’è

chi ha pensato di “anticipare” i tempi. È successo in Lombar-

dia, dove agenti di vigilanza del Wwf hanno impropriamente

contestato l’uso di queste munizioni nella fascia di 1000 me-

tri esterna al Sic Valpredina. La Fidc regionale ha già scritto

alle Istituzioni competenti, affermando che in caso di nuovi

verbali per il mancato rispetto di un obbligo inesistente pro-

cederà nelle opportune sedi, chiedendo l’annullamento di

quelli già emessi e la sospensione del decreto autorizzante gli

accertatori all’attività di controllo in materia venatoria. Sulla

questione legata a simili verbali di contestazione per l’utilizzo

di munizioni in piombo si è espresso, con un comunicato, an-

che l’europarlamentare FdI Pietro Fiocchi, che ha sottolineato

come

“questi verbali sono illegittimi poiché per prima cosa la

restrizione europea dell’uso dei pallini di piombo al momento

vale solo per le zone umide, e poi gli Stati dell’Ue hanno a

disposizione un tempo di transizione di 24 mesi. Per cui la

restrizione diventerà effettiva a partire dal 15 febbraio 2023 e

per alcuni Stati dal 15 febbraio 2024”.

L’ultima questione che anima il dibattito di questi giorni è si-

curamente la notizia secondo cui il comitato organizzatore

del referendum “Sì aboliamo la caccia” sarebbe riuscito a

raccogliere le 500mila firme necessarie alla presentazione dei

quesiti referendari. I quesiti ora dovranno superare un dop-

pio vaglio: l’Ufficio centrale per il Referendum istituito pres-

so la Corte di Cassazione esaminerà la validità delle firme

presentate e, successivamente, la Corte Costituzionale dovrà

verificare il rispetto dei limiti costituzionali. Non sappiamo se

questi due passaggi andranno a buon fine, per ora sappiamo

solo che persino il mondo animalista e ambientalista è diviso

sull’opportunità di un simile referendum, e questo dice già

molto sulla qualità dei quesiti. Ma i tempi non sono ancora

maturi per sviscerare appieno questa questione, non ci resta

che attendere gli sviluppi.

V

aleria

B

ellagamba

primo piano

Ricorsi al Tar, restrizioni sull’utilizzo

delle munizioni contenenti piombo,

referendum per l’abolizione della caccia.

Il mondo venatorio è impegnato su più fronti.

Intanto le pressioni esercitate

dagli anticaccia rischiano di creare squilibri

e carenze proprio in quell’ambiente

che tanto vorrebbero salvaguardare.

Il fuoco incrociato degli anticaccia