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ATHAME - 7

L’aldilà

Alla paura della dannazione si associa

la credenza nel purgatorio, un luogo

dove le anime dei peccatori, sincera-

mente pentite, potessero espiare le pro-

prie colpe, salvandosi dalla dannazione

dell’inferno e potendo accedere alle be-

atitudini del paradiso. In realtà la raffi-

gurazione cristiana dell’aldilà rispecchia

per lo più, nella sua geografia, quella del

paganesimo classico con un regno de-

gli inferi diviso nel tartaro, cioè l’infer-

no vero e proprio, i campi elisi, cioè il

paradiso a cui hanno accesso gli “amati

dagli dei” e una zona intermedia, dove le

anime si purificano dai loro vizi prima

di bere dalle acque del Lete e ritornare

sulla terra, come ci descrive compiuta-

mente Virgilio nel libro VI dell’Eneide.

Corteo dei morti

Da notare che il purgatorio è una cre-

denza rilevante nella dottrina della

Chiesa cattolica, una credenza che viene

rigettata dalla maggior parte delle altre

confessioni cristiane. Tuttavia è proprio

questa credenza di sapore pagano che

da origine alle leggende sul corteo dei

morti: sono infatti le anime che anco-

ra non hanno trovato la perfetta pace

a compiere un lungo pellegrinaggio di

espiazione, in un corteo che secondo la

tradizione popolare può essere visibile

in alcune notti, tra cui la vigilia del pri-

mo novembre. Sono esili figure che va-

gano in una processione interminabile,

in tuniche bianche, che non producono

alcun rumore di passi e spesso portano

con sé un lume o una torcia, altre volte

possono suonare un campanello. Sono i

racconti di questo stesso corteo che si

intrecceranno, come abbiamo in parte

accennato, a quelli del corteo di Diana.

È con queste anime che in una certa

cultura popolare si apre la possibilità di

avere una relazione che non si limita alla

fine solo alla preghiera, ma che diventa

una fonte infinita di leggende e che ri-

chiama una tradizione che ha radici che

vanno oltre le tradizioni cristiane.

S

amhain (che si dovrebbe pronunciare “sow-in”, con la ow come in cow),

meglio nota negli ultimi tempi come Halloween che sarebbe una tra-

duzione di Ognissanti, si è detto molto, a volte fin troppo. In primo

luogo sembra non esserci particolari evidenza che anticamente, nelle

aree celtiche, questa festa avesse qualche connessione con la morte, e

non ci sono prove particolari che questa festa aprisse l’anno per i Celti.

È invece certo che in quella che viene considerata l’area celtica, dalle

isole al continente, questo periodo dell’anno fosse un momento in cui le forze sopran-

naturali dovessero essere propiziate, o addirittura ci fosse la necessità di difendersi da

loro. L’importanza di questa festa venne solamente rinforzata dall’arrivo del cristia-

nesimo che vi sovrappose la celebrazione dei morti.

L’inizio effettivo della stagione dell’oscurità e del freddo diventava un’opportunità per

confrontarsi con le grandi paure degli uomini, quella della morte, ma anche la paura

più grande dei cristiani, quella della dannazione.

La morte infatti è considerata qualcosa che contamina e tutte le tradizioni legate alla

morte e alla sepoltura ruotano attorno a questo elemento. Ancora oggi in alcune aree

del sud dell’italia, i parenti di un defunto sono esentati dal provvedere a qualsiasi fac-

cenda domestica. I vicini si affrettano a portare cibo, bevande e naturalmente consola-

zione perché finché il rito della sepoltura non avrà avuto luogo essi non devono toccare

il cibo, o occuparsi della casa, restano in una sorta di limbo.

Nei paesi protestanti sono i parenti del defunto ad offrire un banchetto (dopo il fune-

rale però!) che riafferma la vita e la sua continuazione. Il contatto con i morti è quindi

soggetto a regole e a tabù in tutte le culture, tese a delimitare il confine tra la vita e la

morte, e il banchetto con il morto è quindi consentito solamente durante le festività

dedicata ai defunti, poiché nelle credenze arcaiche ritornano nella realtà del quotidiano

tutte le anime dei defunti, buone e cattive, così la cena col morto è permessa.

In molte culture, ad esempio in quella toscana, nel mondo contadino si usava lasciare la

“notte dei morti” un piatto per i defunti. Ci sono poi delle condizioni della vita umana

più vicine alla morte: più vicini ai morti sono i bambini, perché, nati da poco, sono

meno distanti dal “nulla” della morte dal quale sono venuti, dunque per queste festività

si può dare da mangiare ai defunti elargendo dolci ai bambini.

Morte e contaminazione

Le porte

del mondo

ultraterreno si

spalancano dando

la possibilità a

coloro che non

sono più tra di noi

di tornare.