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31

mo obiettivo

, ovvero far sì che i 2 step

vengano realizzati sempre con le stes-

se tempistiche. Dovremo, ad esempio,

metterci sempre 2 secondi per eseguire

lo step 1, cioè da quando muoviamo

l’arco a quando completiamo l’alline-

amento delle spalle in pretrazione. Ri-

petiamo la stessa azione per lo step 2

e ottimizziamo i tempi anche in questa

fase, portandola ad avere tempistiche

costanti, ad esempio, a 3 secondi da

quando iniziamo la trazione dopo aver

allineato le spalle, fino a quando la

corda non ci toccherà il naso. Ora che

abbiamo preso coscienza di questi tem-

pi, possiamo unire le cose e costruire

la nostra posizione con un tempo di 5

secondi. Semplice no? Ma ora viene il

bello… che ritmo c’è tra le due fasi?

Lo step 1 dura 2 secondi e lo step 2

ne dura 3, per un totale di 5 secondi

da quando cominciamo a muoverci a

quando arriviamo con la corda a con-

tatto del naso.

Da un’analisi che ho svolto sui tempi

e sui timing degli atleti di alto livel-

lo, emerge un dato fondamentale: la

maggior parte di loro ha infatti un rap-

porto tra step 1 e step 2 di 1:1, cioè

ci mettono lo stesso tempo a sollevare

l’arco e ad allineare le spalle e ad ef-

fettuare la trazione fino ad ottenere i

contatti al viso. Cerchiamo di chiarire

un concetto: tempo e timing non sono

la stessa cosa. Il tempo si riferisce alla

tempistica di realizzazione dell’intero

gesto ed è assolutamente personale. Il

timing, invece, di personale non ha nul-

la e, come abbiamo visto, deve avere

un ritmo ben preciso. Possiamo riassu-

mere, dicendo che il timing rappresen-

ta il ritmo del passaggio tra i punti di

sequenza e che quindi non può avere

eccessive personalizzazioni. Prendiamo

in esame due atleti di indiscusso livel-

lo, Kim Woojin e Brady Ellison. Il primo

ha un tempo medio di 2.2 secondi per

raggiungere i contatti, il secondo di 4.6

secondi. In entrambi i casi, però, abbia-

mo un rapporto tra step 1 e step 2 di

1:1 e la stessa cosa vale per molti altri

atleti di vertice.

Un altro dato importante, viene dall’a-

nalisi sotto stress degli stessi atleti. I so-

pracitati non variano i tempi tra i match

più agevoli e le finali più impegnative…

la stessa cosa non la si può dire di chi

arriva in finale con disinvoltura e poi

perde uno scontro già vinto sulla car-

ta perché, manco a dirlo, i suoi tempi

cambiano, normalmente con una va-

riazione nella fase finale dello step 2

che va a sballare il rapporto che non

risulta più di 1:1, aprendo la porta a

facili irrigidimenti che generano errori.

Alcuni “trucchi del mestiere”

Torniamo a noi, sapete ormai bene che

dico sempre di non copiare i campioni,

ma in questo caso non sarà una perso-

nalizzazione tecnica difficile quella da

copiare, bensì una semplice gestione

delle tempistiche del gesto.

Avevamo detto che eseguivate lo step

1 in 2 secondi e lo step 2 in 3 per un

totale di 5. A questo punto, vi consiglio

di provare a muovervi leggermente con

maggiore lentezza in partenza, per poi

accelerare un po’ nel finale. Effettua-

te un po’ di tiri valutando sempre cosa

succede tramite un video di control-

lo. Un facile trucchetto sarà quello di

Se ne parla troppo poco

ed è il motivo per cui

lo facciamo ora noi.

Ci riferiamo ai tempi

di esecuzione del movimento,

che deve avere un ritmo

ben preciso.

Altrimenti gli errori saranno

dietro l’angolo.

del gesto tecnico

Da notare come il tempo tra i due atleti

di fama mondiale - nella fattispecie

Brady Ellison e Kim Woojin - sia

differente, ma come il timing

invece rispetti un rapporto di 1:1.

2. Pretrazione

3. Contatti

Step 2

1.1”