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M

olti arcieri mi contattano,

perché hanno bisogno di

aiuto per migliorare la loro

tecnica o per risolvere al-

cuni problemi. Quando “Arco” mi ha

chiesto di condurre una rubrica a sup-

porto dei lettori, con risposte alle loro

domande, ho pensato allora che fosse

un’ottima idea quella di portare tali ri-

sposte su carta, per renderle disponi-

bili a tutti. È importante dare consigli

a chi ne ha bisogno ed è altrettanto

importante fornire risposte esaustive,

comprensibili. Benvenuti allora in que-

sta nuova rubrica, uno spazio per voi,

per porre le vostre domande e per aiu-

tarvi a risolvere i vostri problemi. Nel

pieno rispetto dell’anonimato verrà

esposto il quesito con la relativa rispo-

sta, ma non verrà nominato chi fa le

domande. Iniziamo allora. Buona let-

tura e buon lavoro.

Ho appena terminato il corso di base

e ho deciso che il longbow è l’arco che

fa per me. Guardando diversi campio-

ni, ho notato che alcuni di loro usano

l’ancoraggio all’angolo della bocca e

che altri praticano una posizione del-

la mano con la cocca quasi sotto l’oc-

chio. Quali sono i pro e i contro di un

ancoraggio più o meno alto e come

faccio a scegliere il più adatto a me?

La risposta pertinente per un neo tirato-

re richiede un’analisi attenta e informa-

zioni piuttosto esaustive. Ancoraggio al

viso o posizionamento, sono in realtà

due termini non del tutto corretti. Infatti

ancoraggio deriva da “ancora”, in so-

stanza un atteggiamento statico, men-

tre l’azione giusta è un posizionamento

dinamico, ma per convenzione conti-

nueremo a chiamarlo “ancoraggio”.

Infatti se rimaniamo statici, blocchiamo

l’ancoraggio e quasi sicuramente un at-

timo prima di rilasciare la corda, tornia-

l’arco parlante

mo indietro. Pertanto dopo l’ancorag-

gio, o posizionamento, dovremo tenere

ben saldi i muscoli scapolari e avere la

sensazione di un proseguo dell’azione e

cioè di “espansione”: è sufficiente solo

qualche millimetro, questo è un rilascio

“dinamico” che in gergo arcieristico si

chiama “esplosione”. Devi immaginare

la punta del gomito che va nella dire-

zione opposta alla freccia.

Ma torniamo alla scelta dell’ancorag-

gio al viso. Alla fine di un corso base è

importante acquisire e successivamen-

te consolidare un punto di contatto al

viso e siccome ne esistono diversi, ogni

allievo insieme con il suo istruttore do-

vrà ricercare quello che per il momento

gli darà più facilità di manovra, per poi

divenire ripetitivo nel tempo. In man-

canza di tutto questo e per esemplifi-

care il problema, stabiliamo per ora

soltanto 3 posizioni fondamentali della

mano sul viso.

Ancoraggio basso

- Questa posizio-

ne sul viso permette maggiori gitta-

te, perché posizionando la mano più

bassa cambia ovviamente l’alzo della

freccia. Viene proposto a quegli allievi

che adottano libbraggi piuttosto bassi,

25/30 libbre. Purtroppo in questo caso

il riferimento al viso risulta molto labile

e poco stabile. Pertanto dopo un po’ di

tempo dovremo abbandonarlo.

Ancoraggio medio

- Se decidiamo di

applicare questa posizione, dovremo

posizionare la mano e la parte superio-

re dell’indice, proprio sotto l’osso del-

lo zigomo e la punta dell’indice dovrà

porsi all’angolo della bocca. È quello

usato dalla maggior parte degli atleti,

soprattutto per chi inizia. La ricerca dei

punti di contatto al viso è molto stabile

e facilitata.

Diamo inizio con questo numero ad una nuova rubrica, dedicata alle domande

tecniche poste dagli arcieri. In questo articolo parliamo del posizionamento

della mano sul viso e del problema, molto diffuso, di chi stringe l’arco.

Ancoraggio

e mano dell’arco