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ArcheoMisteri

La magia del

Santo Graal

S

ono in pochi a non averne parlato o scritto, perché il mito del calice o piatto

di Gesù Cristo affonda le sue radici in epoche remote antecedenti al

Medioevo, risalendo ad antiche saghe celtiche intorno ad un eroe viaggiatore

che si ritrova in un "altro mondo", su un piano magico parallelo al nostro. In questi

racconti il Graal era semplicemente un piatto o coppa, come l'inesauribile cornucopia

greco-romana, rappresentato per significare la natura spirituale dell’aldilà. Ma dove

finisce il racconto e dove comincia la Storia?

Il Graal, se si vuole usare un’iperbole, è figlia della letteratura. Appare per la prima

volta nel “Perceval ou le conte du Graal di Chrétien de Troyes” (XII secolo). In

questo racconto il Graal non viene definito "sacro" e non è ancora identificato col

Calice contenente il Sangue di Cristo.

Allora, non c’erano teorie, c’era la drammaturgia e il Mito non era ancora stato

creato. Tanto è vero che una successiva interpretazione del Graal è quella che si

trova nel “Parzival” di Wolfram von Eschenbach (1210), secondo il quale il Graal

sarebbe una pietra magica (lapis exillis) che produce ogni cosa che si possa

desiderare sulla tavola in virtù della sua sola presenza.

Comincia a delinearsi la “divinità” che si allontana dalla narrazione.

Secondo una recente interpretazione il santo Graal deriverebbe da "sang real",

ovvero il sangue della discendenza di Gesù, sposato con Maria Maddalena. “La

Maddalena, assieme ad altre donne citate nei vangeli, dopo la crocifissione sarebbe

fuggita dalla Palestina su una barca per approdare in Provenza assieme al figlio

avuto da Gesù. Avrebbe poi risalito il Rodano raggiungendo la tribù dei Franchi,

che non sarebbero stati altro che i discendenti della tribù ebraica di Beniamino

nella diaspora. I Merovingi, i primi re dei Franchi, proprio a causa di questa origine

avrebbero avuto l'appellativo di re taumaturghi, ovvero guaritori, per la loro facoltà

di guarire gli infermi con il solo tocco delle mani, come il Gesù dei vangeli.” Recen-

temente lo storico Daniel Scavone ha avanzato l'ipotesi che il Graal fosse in realtà la

Sindone. Egli ipotizza che la leggenda del Graal

sia stata ispirata dalle frammentarie notizie

giunte in Occidente di un oggetto legato

alla sepoltura di Gesù e che ne "conteneva"

il sangue; queste notizie vennero poi forse

fuse con le leggende preesistenti che parla-

vano di una coppa o un piatto.”

Per il nostro collaboratore Domizio Cipriani,

Presidente dell’Ordre des Templiers de Jé-

rusalem (un’associazione Monegasca che

si occupa di aiuti umanitari e del coordina-

mento di azioni congiunte, la quale ha al suo

interno un Think tank, un Centro studi di scienze

sociali e di fisica unificata, denominato: “International

Ecumenical Christian Assembly):

“Il Graal è la beatitudine”.

La discussione è aperta.

Marco Cavallaro

officeallrightscompany@aol.com

N°60 Anno 2020

Editore:

Zona Franca Edizioni s.r.l.

Via Vittorio Veneto, 169

00187 Roma

Tel. 06.42.90.38.54

Testata registrata

al Tribunale di Roma

Direttore Editoriale

Giulio Fascetti

Direttore Responsabile

Eugenio Ortali

Consulente Editoriale

Marco Cavallaro

Coordinamento Redazione

Supervisione e correzione testi

Marco Rosi

Grafica e impaginazione

Danilo Persico

Hanno collaborato a questo numero:

Marco Rosi, Giulia Santanchè,

Martina Pioli e Andrea Paris.

Si ringranzia il Cicap.

Stampa:

Tuccillo Arti Grafiche S.S. Sannitica 87 Km 11

80024 Cardito (Napoli) Tel. 081.8601021

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