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549 GdM

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LaverGa biforcuTa

nella storia e nella preistoria

Le fonti scritte della rabdomanzia

1

I classici manuali di rabdomanzia e di radiestesia, per quanto riguar-

da la datazione più antica sull’uso della bacchetta divinatoria

2

, fanno rife-

rimento al libro dell’Esodo nella Bibbia dove si narra che Mosè, ispira-

to da Dio, percosse col bastone la roccia sul

monte Oreb e sgorgò tanta acqua che riuscì a

dissetare il popolo di Israele.

Nell’opera

Il doppio libro del comando

il

medico e filosofo Enrico Cornelio Agrippa

(1486-1535), chiamato il Trismegisto, sui

Se-

greti della bacchetta del comando

scrive:

“Ramoscello ricurvo di nocciolo, d’ontano, di

faggio o di melo, col mezzo del quale si sco-

prono i metalli, le sorgenti nascoste, i malefi-

zi e i ladri: e dalla verga di Mosè in poi tutti

gli incantatori hanno avuto una bacchetta. Se

ne dà una alle fate e agli stregoni potenti.

Medea, Circe, Mercurio, Bacco, Zoroastro,

Pitagora, i maghi di Faraone avevano una bac-

chetta e Romolo profetizzava con un bastone

augurale”.

L’uso della bacchetta del comando serviva

per tante cose: per scoprire gli assassini, per rinvenire gli oggetti nasco-

sti, per sapere cosa fanno le persone assenti e sapere il passato, pre-

sente e avvenire, per trasmutare i metalli in argento fino e fabbricare

l’elisir bianco che guarisce tutte le piaghe e che prolunga la vita, per far

comparire in uno specchio una persona e vedere in faccia i ladri, per

indovinare con le cipolle la salute di una persona lontana, eccetera (cfr.

Cornelio Agrippa,

op. cit

.

passim

).

Tanti popoli nell’antichità ne fecero uso: gli Etruschi, i Latini, gli Sciti,

i Caldei, i Babilonesi, i Bracmanni delle Indie, gli Illirici, gli Schiavoni, i

Frigi (cfr.

ex multis,

Luigi Sementini,

La bacchetta divinatoria

, Napoli 1810).

Rubrica sui costumi e sulla lingua

DI

I

SIDORO

S

PARNANZONI

Questa rubrica nasce col titolo

Gli insorgenti,

non per-

ché voglia essere una rievocazione storica delle lotte

popolari contro l’occupazione napoleonica, ma per-

ché è una

ribellione

alle odierne scorribande sulle

parole, che ne escono stravolte; un

rifiuto

del culto del

correre e dell’effimero, che adora sigle e segni; un

rigetto

del catechismo del politicamente corretto, che

professa il falso. La rubrica si propone, d’altro canto,

di difendere ed esaltare la bellezza della parola e la

coerenza del dire, oggi smarrite.

Società

Raffaello e Raffaellino del Colle,

Mosè fa scaturire l’acqua dalla

roccia di Horeb

(PalazzoVaticano,

Logge di Raffaello, part., Ed. Alinari)