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559 GdM

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Trentino famosi sono i processi condotti in Val di

Non nel 1679, a Brentonico nel 1716, a Nogaredo

nel 1717 e nel 1718. Il rogo simbolico di Cavalese

rievoca i processi della Val di Fiemme celebrati nei

primi anni del Cinquecento che si conclusero con

11 condanne a morte, per rogo

2

.

A Recoaro Terme (Vicenza) c’è

il Rogo della

Stria

. I falò di inizio anno appartengono alla tra-

dizione popolare dell’Italia nord-orientale e pare

che questa usanza derivi da riti purificativi e pro-

piziatori diffusi in epoca pre-cristiana. Ogni anno

nelle contrade recoaresi si brucia la “Stria” (=stre-

ga/vecchia), simbolo del vecchio, quale augurio di

un anno fausto e prosperoso. I suggestivi roghi,

accompagnati da vin brulé, cioccolata, dolci e

un’atmosfera conviviale, vengono accesi la sera

del 5 gennaio alle ore 20 circa nelle contrade

Zulpo, Merendaore, Pianalto, Malga Lora da

Zalica e S. Bernardo. Il giorno dell’Epifania, inve-

ce, l’appuntamento è alle ore 18 nel piazzale del

centro per il “Rogo della Stria” organizzato dal

Comune, con grandi festeggiamenti

3

.

A Pordenone c’è

il Rogo de la vecia.

Nella piaz-

za XX settembre viene celebrato un simbolico tri-

bunale che giudica i fatti dell’anno trascorso e le

colpe vengono addossate a un fantoccio di vecia

(vecchia) che viene mandato al rogo. Ricorda

l’antica usanza ebraica di cacciare da Gerusalem-

me ogni anno un capro e precipitarlo da una

La focarazza di santa Caterina

è un rito del

fuoco alle pendici del Monte Amiata, tra Amiata e

Maremma, a Santa Caterina, comune di Roccal-

begna. La notte del 24 novembre, ogni anno, si

ripete la tradizione ancestrale della sfida del fuoco

e della contesa dello stollo. Sulla collina di Poggio

alle Forche si alza un tronco di cerro (lo stollo)

con fascine di erica. Il cerro viene conteso vivace-

mente dalle contrade in gara, festanti e motivate,

quindi bruciato da chi vince. La cenere è sparsa

per i campi come augurio di fertilità.

I falò in onore della Madonna Nera

di Loreto.

Ancora oggi nella notte dal 9 al 10 dicembre, tutte

le campane del Piceno, verso la mezzanotte, ora

della

Venuta

, suonano a distesa, dai monti

Sibillini ai porti rivieraschi. Nelle Marche, in

Abruzzo e in Umbria s’accendono i falò rituali e si

cantano le lodi alla Vergine Nera.

I falò di san Giovanni a Grassoney-Saint-Jean

(Aosta) sono un’usanza che risale agli antichi

Celti. Nella vigilia di san Gio-

vanni Battista, al tramonto, sulle

alture sono accesi i falò, con

fascine, mentre la gente festeggia

con canti e balli.

A Canneto sull’Oglio (Man-

tova) avviene

la

Fiaccolata della

pastorella

.

Un gruppo di musi-

canti, con canti natalizi, si snoda

per le vie del paese e sulla piazza

viene acceso un grande falò e

intorno ad esso si attende la

messa di mezzanotte.

A Cavalese (Trento) nella Val

di Fiemme, si accende

un grande

rogo simbolico

in ricordo delle

vittime dei drammatici processi

per stregoneria promossi dalla

Inquisizione della Chiesa cattoli-

ca, che avvennero nei primi anni

del Cinquecento.

La ferocia della caccia alle streghe fu alimenta-

ta dall’intolleranza e dalla superstizione che fin

dal 1231 avevano spinto papa Gregorio IX ad isti-

tuire la

Inquisitio haereticae pravitatis

e il genove-

se Sinibaldo Fieschi, Innocenzo IV, ad introdurre,

subito dopo, la tortura. La crudeltà delle inquisi-

zioni infuriò soprattutto nel Nord Europa. Con

una perversa procedura processuale si arrivò a

condannare per eresia migliaia di persone. In

SOCIETÀ

Il rogo della Stria. Immagine gentilmente fornita dal Comune

di Recoaro Terme (VI)