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554 GdM

33

Società

I

l genio oggi si traduce in tecnologia, il nuovo sembra proliferare nella

scienza tecnologica e tutti sono alla ricerca di qualcosa di straordina-

rio al di fuori del vecchio.

L’agonia del romanticismo, della metrica, le regole della versificazio-

ne, sono ormai cosa lontanissima. Valanghe di parole sembrano cadere

nel vuoto, come le cascate che si infrangono lasciando una polverosa

nube di umidità. Dove siamo diretti nessuno può saperlo, ma il poeta

continua a restare veggente e sembra sostituirsi allo scienziato per pro-

fondità ed intuito. È quindi chiaro che alcuni, abili, scienziati dello spiri-

to, hanno in mano un ritratto di ciò che già è qui, tangibile come una

spada d’acciaio nella quale si riflette l’immagine di chi la possiede.

Il nuovo si può manifestare solo attraverso la purezza dell’osservato-

re quando egli è in perfetta simbiosi con ciò che è osservato. Attraverso

questa alchimia, l’insieme dei fattori si allinea, dando vita ad un’imma-

gine interiore che è perfettamente l’idea di realtà pura e incontaminata.

Il poeta, scienziato dello spirito, scorge nell’immagine interiore uno

spettacolo della natura. Dopo che ha veduto egli si quieta, perché ciò è

divenuto manifesto. Egli non osa avvicinarsi alla visione, la perderebbe

nel tentativo di descriverla. Non è possibile descrivere interamente ciò

che egli vede, una buona parte continua a galleggiare nella coscienza in

attesa che altri la vedano. È nella ovvietà che la maggior parte dei segre-

ti si nascondono, e in questa, l’anima si ritrova in comunione, nell’attesa

di essere riconosciuta dall’umanità ancora sonnolente.

La solitudine è cosa antica, ammuffisce da secoli, noi ne siamo conta-

minati dalle spore, in essa ci stiamo avvolgendo completamente a causa

del vecchio modello che si ripete. L’uomo per sua natura tende a scende-

re per poi risalire, deve conoscere gli inferi della sua vergogna per rico-

noscere l’esistenza del Paradiso. Una volta averlo riconosciuto cade nel

pericolo di perderlo nuovamente a causa del proprio godimento.

Il viaggio è molto lungo, la strada tortuosa, la pace sembra essere solo

un fugace bagliore in lontananza, da questo bagliore il poeta trae l’ispi-

razione e il divino si manifesta con lampi di genio. Siamo una famiglia di

anime che si susseguono da secoli, come gli operai che si danno il cam-

bio alla fine del turno, scambiandosi frammenti della propria inquietu-

dine.

Ci sono linee celesti di straordinaria bellezza dalle quali scendono

anime che diventano corpi e poi verbo. Comunicano nella loro infinita

Sapienza con amorevolezza e compassione, brillano come le stelle del fir-

mamento in una notte d’estate all’apice di un innamoramento.

* Maurizio Falcioni

è un ricercato-

re indipendente che fin da giovanis-

simo si è interessato alle cause pro-

fonde della sua condizione di vita.

Per oltre quindici anni, dopo essersi

sottoposto per circa dieci anni a

terapia analitica, ha avuto modo di

approfondire numerosi metodi tera-

peutici, e tra questi soltanto alcuni

hanno suscitato in lui un reale inte-

resse. L’esigenza di non definirsi in

alcun modo è una delle prerogative

principali del suo lavoro e della sua

identità di ricercatore indipendente.

Da circa dieci anni svolge incontri

di gruppo utilizzando come base di

lavoro il metodo psico-spirituale

delle costellazioni familiari. Ad oggi

il suo lavoro è finalizzato all’osser-

vazione delle cause generatrici del

trauma nella sfera perinatale e

sistemica.

Il Sito di Maurizio Falcioni:

https://mauriziofalcioni.wixsite.co

m/mauriziofalcioni

di Maurizio Falcioni*

Lettera del veggente

Le intuizioni di Arthur Rimbaud

Il Poeta si fa veggente mediante

un lungo, immenso e ragionato

sregolamento di tutti i sensi.

Tutte le forme d'amore, di soffe-

renza, di pazzia; cerca egli stes-

so, esaurisce in sé tutti i veleni,

per non conservarne che

la quintessenza.

Ineffabile tortura nella quale ha

bisogno di tutta la fede, di tutta

la forza sovrumana, nella quale

diventa fra tutti il grande infer-

mo, il grande criminale, il grande

maledetto, – e il sommo

Sapiente! – Egli giunge infatti

all'ignoto!