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551 GdM

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Non a caso, la maggioranza di quelli compiuti

riguardo all’applicazione di tecnologie atte a inter-

ferire sulla normale attività cerebrale, hanno avuto

come obiettivo la mente nello stato d’incoscienza.

Infatti, durante la fase d’incoscienza, il pensiero è

più facilmente condizionabile, proprio perché i per-

corsi neurali interessati sono minori e più “ripetiti-

vi”, in conseguenza della minore attività cerebrale di

gestione degli stimoli esterni, provenienti dai nostri

cinque sensi. Nella fase dell’incoscienza, il cervello

compie delle automatiche operazioni di “pulizia,

riordino e archiviazione” come fosse l’hard disk di

un computer. Mentre ciò accade, per i neuroscien-

ziati si ampliano le possibilità d’interazione anche

perché le “difese” – frutto del pensiero conscio –

sono assenti. L’attività cerebrale presente in questa

fase, infatti, è considerata più “gestibile” dal punto

di vista tecnologico. Sembra quasi che in questa fase

il cervello si predisponga alla programmazione!

La scienza riconosce dunque una grande

importanza ai pensieri e all’attività neurale pro-

dotta dal cervello nella fase d’incoscienza, fino al

punto, addirittura, di giungere ad affermare che è

proprio quest’attività, e non quella della mente in

stato di coscienza, a determinare l’identità di cia-

scuna persona.

Molti neuroscienziati ne sono convinti.

Durante il convegno dal titolo “Sonno e sogni: il

cervello dopo mezzanotte” tenutosi all’Audito-

rium del Maxxi di Roma nel giugno del 2016, ad

esempio, il

neurochirurgo italiano Giuliano

Maira

ha affermato: “

Il sogno è un aspetto impor-

tante della vita, non una perdita di tempo. Il mec-

canismo del sogno serve a rafforzare i ricordi,

durante il sonno passiamo attraverso diverse fasi.

Nella prima, il cervello riorganizza e seleziona le

esperienze importanti della giornata, fa un riordino

cancellando tutto quello che è inutile. Poi improvvisa-

mente si raggiunge un quadro identico a quello del

cervello sveglio, la cosiddetta fase Rem. Qui abbiamo

un sogno più complesso, qui colleghiamo informazio-

ni, mettiamo assieme quello che ci è successo di recen-

te con le memorie del nostro cervello, e questo senza le

regole da svegli, perché il cervello non memorizza i

fatti come una pellicola cinematografica ma per cate-

gorie, quando le tira fuori non segue le sequenze tem-

porali normali. In questa fase il cervello paragona i

fatti, cerca di dare un senso alle esperienze vissute e in

definitiva costruisce la nostra identità, noi siamo

quello che siamo perché abbiamo dei ricordi, che sono

in parte anche il frutto dei nostri sogni. Quando dor-

miamo, eliminiamo le scorie del nostro cervello. Molte

ricerche dicono che il pisolino del pomeriggio è impor-

tante perché aumenta sia la coordinazione motoria

sia l’apprendimento, dormire bene e in modo corretto

protegge il nostro cervello e lo fa invecchiare bene”.

Il pensiero generato in stato d’incoscienza, quin-

di, è una sorta di banca dati che potremmo far coin-

cidere in parte con il concetto d’intuito, sulla cui

base è costruito il pensiero cosciente. L’intuito che a

volte, o spesso, sembra guidare le nostre scelte,

infatti, nasce proprio dal subconscio e quindi dal

pensiero maturato in fase d’incoscienza.

In questa fase, riuscire ad avere il controllo o

riuscire a manipolare l’attività neurale dello stato

inconscio, significa influire in modo decisivo sul

pensiero incosciente che ne scaturisce. A sua volta,

ciò significa riuscire a controllare gran parte dell’i-

dentità, del comportamento e delle scelte delle per-

sone. Potrà sembrare incredibile, ma questa sembra

essere la strada intrapresa da molti neuroscienziati.

Nell’ottobre del 2015 sulla rivista dell’Acca-

demia americana delle scienze (PNAS), è stato pub-

blicato uno studio effettuato dalle Università di

Cambridge e Cardiff, che può far ben comprendere

quanto sia importante il pensiero generato nella

fase d’incoscienza e quanto interesse ci sia in meri-

to allo sviluppo di tecnologia per il controllo di

meccanismi legati alla sua formazione.

Lo studio compiuto dai ricercatori anglosassoni

ha riguardato il comportamento del cervello nei

casi di allucinazioni. Lo studio ha dimostrato che le

allucinazioni non sono necessariamente espressio-

ne di un cervello “guasto”, ma nascono invece da

uno squilibrio nell’ambito di una normale fun-

zione del nostro cervello, che tenta di interpretare

la realtà circostante in modo meno diretto. I risul-

Scienza e Natura